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Valter Lavitola, safari e carbon credit: cosa emerge sulla rete di interessi in Africa

Valter Lavitola, safari e carbon credit: cosa emerge sulla rete di interessi in Africa

Il safari di Lavitola in Zimbabwe riaccende i riflettori sui suoi interessi in Africa e sul business dei carbon credit: ecco cosa ha rivelato il TG1.

La presenza di Valter Lavitola in Africa e i suoi interessi economici nel continente tornano al centro dell’attenzione. Nell’edizione delle 20 del 24 agosto, il TG1 ha mostrato immagini legate a un safari in Zimbabwe, organizzato poche settimane dopo l’attentato contro Sigfrido Ranucci. La vicenda si intreccia con una rete di progetti e società attive tra Zimbabwe, Camerun e Sudafrica, sulla quale gli investigatori starebbero cercando di ricostruire movimenti di denaro e finanziamenti.

Valter Lavitola, il safari da migliaia di euro due settimane dopo l’attentato a Ranucci

A riportare inizialmente l’attenzione sul viaggio di Lavitola è stato un permesso speciale di caccia, pubblicato da MowMag e rilasciato dalla Parks and Wildlife Management Authority dello Zimbabwe il 30 ottobre 2025. Secondo la testata, nell’originale del documento il cliente indicato sarebbe proprio l’ex direttore dell’Avanti.

L’autorizzazione, numero 803/2025, riguardava una battuta prevista dal 1° al 20 novembre 2025 nelle concessioni di Mutema e Chibuwe e comprendeva due elefanti maschi, un leone maschio e un leopardo maschio. Il permesso arrivava appena due settimane dopo l’attentato a Ranucci del 16 ottobre.

In Zimbabwe la caccia sportiva a queste specie è consentita entro quote fissate dalle autorità e, per elefanti, leoni e leopardi, ZimParks prevede proprio uno “special hunting permit”.

Il sistema viene giustificato anche con ragioni economiche: i cacciatori stranieri possono spendere decine di migliaia di dollari per un singolo esemplare e parte dei ricavi dovrebbe sostenere comunità locali e attività contro il bracconaggio. Organizzazioni ambientaliste e ricercatori mettono in dubbio sia la sostenibilità delle quote sia la quantità di denaro che raggiunge realmente le popolazioni locali. La Zimbabwe Elephant Foundation ha denunciato criticità e corruzione nel mercato dei trofei, mentre secondo Humane World for Animals Italia tra il 2013 e il 2022 sarebbero stati importati nel nostro Paese 492 trofei appartenenti a specie protette, compresi elefanti. L’organizzazione chiede ora una legge che ne vieti l’importazione.

Non solo safari: la rete di affari di Lavitola e il business dei carbon credit

Dietro i viaggi africani di Lavitola ci sarebbe però un’attività più ampia. A ricostruirla è Benjamin Chimutengo, imprenditore dello Zimbabwe ed ex socio dell’ex direttore dell’Avanti, intervistato da MowMag. L’uomo sostiene di aver conosciuto Lavitola nel marzo 2022, quando gestiva una concessione venatoria nella zona di Victoria Falls. Lavitola gli sarebbe stato presentato come un investitore interessato alla caccia sportiva: il progetto iniziale avrebbe previsto attività nel settore dei safari e l’acquisto di circa 5.000 acri di terreno agricolo.

La svolta sarebbe arrivata nel luglio 2023, durante un forum sui crediti volontari di carbonio a Victoria Falls, quando Lavitola avrebbe manifestato l’interesse di investitori stranieri per l’acquisto di grandi quantità di carbon credit. Il meccanismo attribuisce un valore economico alle emissioni di CO2 evitate o assorbite, permettendo ad esempio alla tutela delle foreste di generare crediti vendibili alle aziende. Secondo Chimutengo, lui avrebbe dovuto individuare i terreni e gestire le attività locali, mentre Lavitola si sarebbe occupato di reperire i capitali. In questo quadro compaiono società come Future Awaits Zimbabwe, Future Awaits South Africa e Afrocarbon Solutions. Gli interessi si sarebbero successivamente estesi al Camerun.

Chimutengo avrebbe sostenuto inoltre che dall’Italia sarebbero arrivati circa 20mila euro al mese, per complessivi 270mila euro, destinati alle attività africane e transitati attraverso Afrocarbon Solutions prima di essere distribuiti tra Camerun, Brasile e Sudafrica. L’ex socio afferma di aver chiesto chiarimenti sull’origine e sull’impiego dei fondi e di aver poi segnalato la situazione alle autorità sudafricane, ottenendo il congelamento di alcuni conti. Sempre secondo la sua versione, Lavitola avrebbe prospettato al governo dello Zimbabwe investimenti per 20 milioni di dollari nei carbon credit. Si tratta, tuttavia, di dichiarazioni dell’ex socio che non costituiscono allo stato attuale accertamenti giudiziari. Il settore è comunque finito anche all’attenzione degli investigatori italiani.

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