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Whitney Houston: l’abuso subito da bambina

Kevin McDonald ha presentato il suo documentario su Whitney Houston, la quale si è scoperto essere stata molestata dalla cugina all'età di 7 anni.

docufilm su Whitney Houston

Il regista Kevin McDonald ha presentato fuori concorso a Cannes, il suo documentario “Whitney”. Come si può immaginare dal titolo, il film racconta la storia della splendida cantante Whitney Houston: una vita piena di momenti bui che la popstar ha voluto far terminare troppo presto.

Il docufilm

Per la realizzazione del film è stato necessario intervistare numerosi amici e parenti, così da riuscire ad avere dei dettagli inediti sulla vita della cantante. Il fratellastro della Houston ha infatti reso pubblico un particolare sconvolgente, che ha segnato anche la sua esistenza: quando erano ancora soltanto dei bambini, tra i sette e i nove anni, sia lui che Whitney sono stati abusati sessualmente dalla cugina Dee-Dee. La tesi è stata confermata anche dall’assistente della Houston, Mary Jones, spesso chiamata amichevolmente ‘zia Mary’, la quale ammette che la cantante le aveva già raccontato in via confidenziale di esser stata molestata da una donna in tenera età.

Il film racconta di Whitney Houston come un’artista immensa, conosciuta ed amata a livello internazionale e quasi divinizzata soprattutto dagli afro-americani, che non dimenticheranno mai il momento in cui al Superbowl nel 1991, la star cantò con grande emozione l’inno americano, enfatizzando la parola “freedom”.

Si ricorda inoltre anche la sua carriera da attrice, in cui ha fatto scalpore il bacio nella scena d’amore finale di “The Bodyguard”, con Kevin Costner. Il documentario pone luce anche sulla sua infanzia difficile, cresciuta nel ghetto nero di Newark in una famiglia-comunità, con i genitori che dopo essersi separati hanno modificato l’immaginario di famiglia felice che lei custodiva dentro di se. La madre Cissy era una donna smisuratamente religiosa e anch’essa una cantante, oltre che direttrice del coro della chiesa di Newark, dove Whitney ha esordito a soli 13 anni.

L’ascesa e la morte

Durante la sua nascente carriera discografica lavorò come modella, diventando una delle prime donne afro-americane ad aggiudicarsi la copertina della rivista Seventeen. Ma la notorietà musicale arrivò, eccome.

Il suo album d’esordio del 1985, intitolato Whitney Huston entrò direttamente al numero 1 della classifica americana, rimanendoci per 14 settimane consecutive tanto da entrare nel Guinnes dei Primati come l’album più venduto di una cantante esordiente, arrivando quasi a 29 milioni di copie.

Tuttavia, considerata regina indiscussa del Pop, i suoi demoni interiori non smettevano di perseguitarla, facendola cadere nel tunnel della droga, come nel caso di molti altri artisti quali ad esempio Jim Morrison, Amy Winheouse e Michael Jackson. Il suo stile di vita la stava devastando fino a quando il 12 febbraio 2012 venne trovata esanime sott’acqua nella Suite 434 del Beverly Hills hotel di Los Angeles. La causa della morte fu inizialmente dovuta a un collasso cardiaco provocato forse dal noto e prolungato abuso di droga, farmaci ed alcol, ma anni dopo si formulò l’ipotesi del suicidio.

L’ultima scena del film riporta la cantante dove tutto ebbe inizio, nella chiesa di Newark, questa volta però, per il suo funerale, a soli 48 anni.

Un film davvero intenso dedicato a un’artista grandiosa, che uscirà in Italia nella seconda parte dell’anno dalla società di distribuzione cinematografica Bim.


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