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26 novembre 43 a.C. : Il Secondo Triumvirato

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triumvirato 300x225Con la promulgazione della Lex Titia divenne ufficiale e con valore legale l’accordo privato che indicava la spartizione del potere tra i tre principali esponenti della parte cesariana, Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emlio Lepido, per gestire la cosa pubblica nel difficile periodo seguente l’assassinio di Giulio Cesare, e per meglio fronteggiare i cospiratori dello stesso.

Il patto fu stipulato su un isolotto sul Reno, fiume che lambiva Bononia, l’odierna Bologna, dove vi si ritrovarono tutti e tre in seguito alla battaglia di Mutina (Modena). Tutto nacque dal fatto che, nel suo testamento, Cesare nominava tra gli eredi anche Decimo Bruto, che però fu uno dei capi della congiura ai suoi danni. Inoltre era nelle liste dei governatori per l’anno successivo promulgata da Cesare qualche tempo prima della sua morte, come propretore nella Gallia Cisalpina.

Marco Antonio allora, dopo aver avuto inizialmente un comportamento conciliante con i congiurati, come leader della fazione cesariana, ne volle incarnare il desiderio di vendetta e invece di dirigersi in Macedonia, di cui aveva il proconsolato, si rivolse contro Decimo Bruto in Emilia. Il senato mandò a fermarlo con un Senatus Consultus Ultimum un altro cesariano, Caio Ottavio, nel testamento indicato da Cesare come erede principale. Riuscì a sconfiggere, grazie soprattutto al suo luogotenente Agrippa, Antonio, che fu costretto a riparare dall’amico Lepido nella Gallia Narbonese.

Visto che nello scontro morirono i due consoli in carica, Ottavio marciò su Roma per ottenere la carica di console, ci riuscì grazie all’appoggio di Cicerone. Nel frattempo le truppe unite di Antonio e Lepido sbaragliano Decimo Bruto e si acquartierarono a Mutina in attesa di fronteggiare il nuovo console, rimandato al nord dal senato. Una volta giunto sul posto Caio Ottavio, che mentre era a Roma si fece riconoscere come nipote adottivo di Cesare, cambiando il suo nome in Cesare Ottaviano, stupì tutti, dando prova di quella spiccata intelligenza politica che lo contraddistinse nel suo futuro operato da imperatore, e, invece di affrontare la battaglia, convocò su un terreno neutrale, l’isolotto sul fiume, i due generali avversari. Appellandosi alla causa comune che li alimentava, la vendetta dell’uccisione di Cesare, li propose un patto che si rifaceva a quello stipulato anni indietro da Cesare, Pompeo e Crasso. Avrebbero innanzitutto catturato tutti gli appartenenti alla congiura, poi una volta rimasti soli al governo di Roma si sarebbero spartiti il territorio in zone d’influenza. Ad Ottaviano la parte occidentale, a Lepido l’Africa e ad Antonio l’Oriente, l’Italia invece sarebbe rimasta terreno “comune”. Come si sa, questo triumvirato resse fino a quando esistette la causa comune della vendetta. Con la morte di Cassio Longino, ultimo cesaricida rimasto, cominciarono gli attriti tra Antonio ed Ottaviano, che portarono quest’ultimo poi a diventare il primo imperatore dell’Impero Romano.

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