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Attentato a Sigfrido Ranucci, chi sono i quattro arrestati: il giornalista rompe il silenzio

Attentato a Sigfrido Ranucci, chi sono i quattro arrestati: il giornalista rompe il silenzio

Attentato a Sigfrido Ranucci: quattro arresti per l’attacco con l’ordigno davanti alla sua abitazione, ma resta ancora da identificare il mandante.

L’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione, entra in una nuova fase investigativa con l’arresto di quattro persone ritenute coinvolte nella preparazione e nell’esecuzione dell’attacco. Le indagini hanno ricostruito una presunta rete organizzata, ma resta ancora da individuare chi avrebbe commissionato l’azione.

L’attentato a Sigfrido Ranucci e la pista del mandante: chi sono i quattro arrestati

Dopo oltre sei mesi di intercettazioni e accertamenti, i carabinieri hanno ricostruito il presunto coinvolgimento di quattro persone nell’attentato contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, tra Pomezia e Torvaianica. Restano però ancora da chiarire l’identità e il movente del possibile mandante, che secondo gli investigatori avrebbe commissionato l’azione senza mai comparire nelle conversazioni degli indagati.

Come riportato dall’Adnkronos, sono stati arrestati Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis, accusati di aver partecipato a un piano organizzato con modalità definite “mafiose”.

La gip Iole Moricca ha evidenziato che i quattro avrebbero agito «tutti, su mandato di persona allo stato non identificata, nel preparare e programmare l’azione criminosa».

L’operazione è stata condotta dai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, con il supporto dei reparti speciali dell’Arma e il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe ricevuto un incarico preciso in cambio di denaro e avrebbe avuto a disposizione supporto logistico, schede telefoniche, assistenza legale e un possibile piano per lasciare il Paese in caso di necessità.

L’esplosivo, i sopralluoghi e il ruolo degli indagati nella preparazione dell’attentato a Sigfrido Ranucci

L’attentato sarebbe stato preparato attraverso una serie di sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti al 16 ottobre 2025, quando un ordigno composto da gelatina da cava è stato collocato davanti alla casa del giornalista, distruggendo le automobili di Ranucci e della figlia Michela senza provocare feriti. Gli investigatori ritengono che si sia trattato di un atto intimidatorio, anche se la gip ha precisato che «le modalità di collocazione dell’ordigno non consentono di acclarare la finalità di uccidere». A permettere la ricostruzione dei fatti sono state le immagini delle telecamere, le testimonianze raccolte, la geolocalizzazione dei telefoni degli indagati e soprattutto l’analisi dell’automobile utilizzata dal gruppo: una Fiat 500 X noleggiata in Campania e individuata sulla via Pontina.

Dalle intercettazioni sarebbero emersi anche elementi sulla disponibilità dell’esplosivo e sulla preparazione tecnica dell’azione. In alcune conversazioni gli indagati avrebbero parlato di attentati con frasi come: «Dobbiamo buttare i palazzi per terra, come a Roma. La facciamo così potente che con un bottone: boom. Mamma che combiniamo». Secondo l’ordinanza, Antonio Passariello avrebbe avuto un ruolo diretto nell’esecuzione materiale, procurandosi il veicolo e partecipando al posizionamento dell’ordigno insieme a Saverio Mutone. Pellegrino D’Avino, invece, sarebbe stato il collegamento con i soggetti esterni al gruppo, occupandosi dell’approvvigionamento dell’esplosivo e dei rapporti con chi avrebbe impartito l’ordine.

La gip ha sottolineato che gli elementi raccolti rappresentano «elementi gravi, precisi e concordanti» sul coinvolgimento degli arrestati, ma il nodo principale resta ancora aperto: individuare chi abbia commissionato l’attacco.

Attentato a Sigfrido Ranucci, chi sono i quattro arrestati: le prime parole del giornalista

La Procura continua quindi a indagare sui possibili mandanti, mentre Ranucci, dopo gli arresti, ha ringraziato gli inquirenti ribadendo la necessità di arrivare alla verità: «La giustizia farà il suo corso e la libertà di informazione non si ferma ma ora bisogna arrivare al mandante. Io credo che sia importante andare avanti e che si arrivi a tutti i livelli di questo attentato, che aveva come unica finalità limitare la libertà di stampa. Come ha detto Milena Gabanelli, la passione non la fermi. Ringrazio la mia squadra», queste le parole mandate in onda a La Vita in Diretta.

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