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Bela Kiss: il mostro che conservava le sue vittime sotto spirito
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Bela Kiss: il mostro che conservava le sue vittime sotto spirito

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In una decina di anni Bela Kiss uccise la moglie e altre donne innocenti. I corpi venivano nascosti in barili pieni d'alcol e abbandonati in cantina. L'uomo non venne mai catturato.

In Ungheria all’inizi del secolo scorso un uomo tranquillo si era creato la fama di gran lavoratore gentile e disponibile. Niente di più lontano dalla sua vera indole. Stiamo parlano del leggendario serial killer conosciuto con l’epiteto di “il Mostro di Czinkota“, da tutti conosciuto come Bela Kiss. L’uomo in circa dieci anni uccise 24 donne. Le vittime venivano strangolate e poi conservate all’interno di barili, sotto spirito.

Chi era Bela Kiss

Bela kiss

Bela Kiss nacque nel 1877 in un piccolo paesino vicino Budapest. Durante la giovinezza si interessò di magia con la lettura della mano e dei tarocchi. Pratiche molto diffuse al’epoca. Maggiorenne si trasferì nel piccolo paesino di Czinkota dove in breve tempo venne prese in simpatia da tutti i suoi abitanti. Gran lavoratore e disponibile nei confronti di tutti presto Bela riuscì a conquistare l’amore di una bella ragazza. La giovane si chiamava Marie ed era di molti anni più giovane di lui. Dopo un lungo corteggiamento la ragazza cedette e i due si sposarono.

Il tradimento

Bela Kiss, come già detto, era un grande lavoratore. Questo lo teneva diverse ore della giornata fuori di casa. Tutta questa solitudine spinse la moglie Marie a iniziare una relazione extraconiugale con un altro uomo. Bela Kiss sospettava dell’adulterio della donna ma il giorno in cui li sorprese assieme a casa sua ordinò alla moglie di lasciare subito quella casa.

Il primo delitto

Mentre Marie faceva le valige Bela, preso da un incontrollabile violenza, la strangolò con una garrota.

Un pezzo di ferro che le stinse intorno al collo talmente forte da lacerargliela. Bela non sapendo dove nascondere il cadavere pensò bene di metterlo all’interno di un barile contenente dell’alcol. Lo sigillò e lo mise in giardino. Fu poi la volta dell’amante di Marie, Paul Bikari, a cui capitò la stessa sorte. Strangolato e poi posto sotto spirito all’interno di un barile. Agli amici che chiedevano che fine avesse fatto la moglie Bela rispondeva molto abbattuto che era scappata con il suo amante.

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La scia di vittime

Deluso e arrabbiato per il tradimento della moglie Bela sprigionò la sua misoginia. Non soddisfatto della sanguinosa vendetta decise che molte altre donne avrebbero dovuto pagare per la sua sofferenza. Cominciò allora a pubblicare sul giornale locale diversi annunci per trovare una nuova moglie con lo pseudonimo di Herr Hoffmann. La prima donna a presentarsi fu Katherine Varga, giovane divenuta vedova. La giornata trascorse in armonia. Ma a fine serata Bela Kiss, utilizzando lo stesso modus operandi, uccise la donna. Malamente picchiata, poi strangolata, la vittima venne infine nascosta all’interno di un barile pieno d’alcol.

Il progetto di vendetta

Nei giorni successivi Bela acquistò numerosi barili di benzina e quando la polizia insospettita gli chiese spiegazioni rispose che era una semplice precauzione vista la possibilità dello scoppia della guerra. Soddisfatti della risposta i poliziotti gli credettero. Numerose furono le donne che passarono in casa Kiss dagli inizi del ‘900 al 1914. Le vittime accertate furono 24. Nel 1906 fu la volta di Margaret Thot. La donna prima di essere strangolata venne costretta a scrivere una lettera alla madre. Nella lettera scriveva che dopo essere stata rifiutata dall’uomo, delusa aveva deciso di partire per gli Stati Uniti. Questo espediente doveva servire all’uomo come alibi per la scomparsa della donna ospite in casa sua da qualche giorno.

La scomparsa

Dopo Margaret vi furono altre vittime. Ma non sempre gli espedienti fuorvianti di Bela Kiss riuscirono ad allontanare i sospetti di una tragedia. Fu il caso di Julianne Paschak e Elizabeth Komeromi. I famigliari delle due donne infatti ne denunciarono la scomparsa e cosi la polizia cominciò delle ricerche volte a capire quali fossero stati gli ultimi contatti delle due donne. Siamo però nel 1914, la Prima Guerra Mondiale purtroppo stava per cominciare e cosi Bela Kiss venne chiamato al fronte.

Il ritrovamento delle donne

Dopo alcuni anni il padrone di casa di Bela Kiss, visto che l’affittuario non tornava dal fronte, decise di cominciare dei lavori di ristrutturazione nell’appartamento. Trovo numerosi barili abbandonati nella cantina. Ne aprì uno per vedere cosa contenessero. Stordito dal fetido odore delle vittime in decomposizione apprese il macabro contenuto delle botti. Chiamò subito la polizia che riconobbe i corpi delle due donne di cui era stata denunciata la scomparsa anni prima, della moglie di Bela Kiss e del suo amante e di altre donne.

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Le ricerche dell’assassino

A questo punto, increduli di quello che quell’uomo conosciuto da tutti come buono e gentile fosse riuscito a fare, cominciarono le sue ricerche. Ma si rivelò tutt’altro che facile rintracciarlo. Nell’ottobre del 1916 la polizia venne informata che l’uomo era morto per una grave malattia. Il corpo venne portato all’ospedale militare di Budapest. Ma lo scaltro Bela Kiss aveva avuto la brillante idea di scambiare i suoi documenti con un altro soldato. La vittima non era quindi il famigerato serial killer.

Altri avvistamenti

Da questo momento il fuggiasco si dileguò anche se diverse volte si credette di essere vicini alla sua cattura. Nel 1920 un soldato francese segnalò che un legionario ungherese di nome Hoffmann, pseudonimo usato da Kiss nei suoi annunci, si vantava della sua bravura nell’utilizzo della garrota. Ma purtroppo la notizia arrivò troppo tardi e l’assassino fece perdere ancora le sue tracce. Nel ‘32 un poliziotto credette di vedere Kiss in una stazione metropolitana di New York. Insospettito dallo sguardo dell’agente il ricercato scappò disperdendosi in mezzo alla folla. Un altro avvistamento si ebbe nel ‘36. Bela Kiss era stato riconosciuta nel portinaio di uno stabile di una cittadina ungherese. Ma quando la polizia andò a cercarlo gli venne detto che l’uomo aveva da poche ore lasciato la città.

Questa è la storia del Mostro di Czinkota. Killer che senza paura uccise donne innocenti per più di dieci anni e che senza pentimento se ne vantò durante la sua vita da soldato. Mai se ne pentì e tutt’ora rimane un mistero la sua fine.

© Riproduzione riservata

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