> > Blocco della raffineria di Mosca rischia di prolungarsi fino al 2027

Blocco della raffineria di Mosca rischia di prolungarsi fino al 2027

Blocco della raffineria di Mosca rischia di prolungarsi fino al 2027

Una raffineria gestita da Gazprom Neft a sud di Moscow è rimasta inattiva dopo due attacchi con droni in mid-June: i danni coinvolgono le due unità principali e potrebbero tenere l'impianto fermo per almeno sei mesi, con conseguenze sulle forniture di carburante e misure di razionamento in alcune regioni.

Una grande raffineria a breve distanza dal centro di Moscow di proprietà e gestione di Gazprom Neft è stata gravemente colpita da due attacchi con droni avvenuti il 16 e il 18 giugno. Le incursioni hanno danneggiato i due impianti di processo che insieme supportano la quasi totalità della capacità produttiva dello stabilimento, costringendo la struttura a fermare le attività per un periodo che le fonti del settore stimano in almeno sei mesi.

Danno alle unità di processo e stima dei tempi di ripristino

Il primo colpo del 16 giugno ha interessato una colonna di distillazione che rappresenta circa il 53% della capacità complessiva dell’impianto, compromettendo così la capacità principale di raffinazione. Il successivo attacco del 18 giugno ha colpito una moderna unità denominata Euro+ responsabile della restante parte della produzione (circa 47%), aggravando l’entità del danno complessivo.

Una fonte del settore ha sintetizzato la valutazione tecnica con la frase: It will take at least half a year to repair ovvero che il recupero operativo richiederà non meno di sei mesi.

Nel 2026 la raffineria ha trattato circa 11.6 million metric tons di greggio, generando all’incirca 2.9 million tons di benzina e 3.2 million tons di diesel: numeri che mostrano quanto sia centrale lo stabilimento per l’approvvigionamento energetico della capitale e delle aree circostanti.

Impatto immediato sulla produzione e sulla disponibilità di carburanti

La perdita di capacità di raffinazione a Mosca si inserisce in un quadro più ampio di interruzioni dovute ad attacchi contro infrastrutture petrolifere e depositi. Già in corso dall’inizio della stagione primaverile, la campagna di strike ha ridotto la produzione settimanale di benzina in modo significativo, contribuendo a tensioni nell’offerta e a misure locali di razionamento. In alcune regioni le limitazioni alle vendite sono state fissate a circa 30-40 litri per veicolo, una stretta percepita da automobilisti e attività logistico-commerciali.

Reazioni delle autorità e misure per contenere la crisi

Le istituzioni nazionali hanno definito la situazione del mercato dei carburanti come challenging but under control espressione usata dal vice premier Alexander Novak per segnalare che, pur con difficoltà, la gestione è attiva. Tra le contromisure valutate figurano il possibile divieto totale alle esportazioni di diesel, l’estensione delle restrizioni già applicate a benzina e carburante per aviazione, e l’accelerazione di misure fiscali e incentivi per stimolare consegne interne.

Per contrastare il deficit di prodotto, il governo sta anche considerando l’importazione di carburante via mare da fornitori esterni, con riferimenti esplorativi verso aree come la Turkey e altri partner asiatici; allo stesso tempo sono state attivate riserve strategiche gestite dall’agenzia nazionale competente, il Rosrezerv per immettere rifornimenti immediati sul mercato domestico.

Colpi ai depositi strategici e vulnerabilità della logistica

Non solo le raffinerie sono state bersaglio: un grande deposito strategico a Rybinsk noto come Kombinat Temp è stato colpito causando la distruzione di circa 15 serbatoi tattici di carburante. Questo episodio ha evidenziato la fragilità delle catene di stoccaggio e distribuzione, amplificando la pressione sulle scorte disponibili e complicando le operazioni di rifornimento per aree sensibili come la Crimea dove le misure di razionamento sono state particolarmente stringenti.

Nel complesso, la chiusura prolungata dell’impianto di Mosca si traduce in un prolungamento delle difficoltà previste per il sistema dei carburanti: oltre alle riparazioni strutturali, le autorità devono coordinare approvvigionamenti alternativi, gestire lo stoccaggio e modulare le politiche di esportazione per privilegiare il mercato interno. La combinazione di danni agli impianti di raffinazione e agli hub logistici rappresenta una sfida operativa e politica che richiederà mesi per essere gestita.

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