Il 13 agosto 2007 la giovane chiusa a ventisei anni, chiara poggi veniva trovata morta nella sua abitazione di Garlasco. Da allora la famiglia ha vissuto un lungo periodo di dolore e di incertezza, alimentato da indagini che si sono susseguite per quasi due decenni, senza una chiusura definitiva.
Il 4 ottobre, nel pomeriggio del talk-show Verissimo condotto da Silvia Toffanin i genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, hanno deciso di interrompere il silenzio per raccontare il loro percorso emotivo, la disponibilità a collaborare con le autorità e le recenti evoluzioni giudiziarie che continuano a tenere accesa la discussione sulla vicenda.
I Poggi raccontano la tragedia a Verissimo
Durante l’intervista i genitori hanno ricordato il dolore quotidiano, sottolineando che «dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace». Hanno ribadito di aver sempre offerto la massima collaborazione alle indagini, partecipando a perizie e rispondendo a ogni richiesta delle autorità, senza mai cercare di ostacolare il lavoro delle forze dell’ordine.
La decisione di non costituirsi parte civile
Un punto centrale è stato il rifiuto di costituirsi parte civile nei confronti dell’indagato Andrea Sempio. L’avvocato Francesco Campagna, che difende la famiglia, ha spiegato che “non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti”. Questa scelta, secondo i Poggi, nasce dal desiderio di non alimentare ulteriori conflitti e di mantenere la memoria della figlia al di sopra di qualsiasi compenso.
Nuove indagini: il ruolo di Andrea Sempio e le questioni sulla condanna di Alberto Stasi
Le recenti indagini hanno riportato nuovamente il nome di Andrea Sempio indagato dalla Procura di Pavia, che ha dichiarato in una sua apparizione a Quarto Grado su Retequattro di ritenere “il colpevole è stato Alberto Stasi”. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio, resta al centro del dibattito, nonostante la Procura abbia chiuso le indagini su Sempio e stia valutando un possibile rinvio a giudizio.
Le dichiarazioni di Sempio e la risposta della Procura
Sempio ha sostenuto che le prove a suo carico non sarebbero sufficienti per sostenere un vero e proprio processo, riferendosi in particolare a una presunta traccia di impronta sulla parete che, secondo le autorità, “non contiene sangue”. Ha inoltre espresso preoccupazione per possibili errori nella gestione dei dati genetici relativi al pedale della bicicletta di Stasi, chiedendo che questi vengano approfonditi prima di ulteriori decisioni giudiziarie.
La famiglia Poggi, pur accettando il nuovo percorso giudiziario, ha rimarcato che il loro obiettivo principale rimane quello di vedere rispettata la memoria di Chiara e di chiudere definitivamente una vicenda che ha segnato la vita di molti cittadini di Garlasco. Il prossimo passo sarà l’udienza preliminare, dove le autorità valuteranno se le nuove evidenze siano sufficienti per procedere con un processo.
