Una vicenda familiare culminata nella morte di Paolo Silletti, 34enne di Santeramo in Colle, torna al centro dell’attenzione dopo la decisione della Corte d’Appello di Bari. La moglie Noura Morsy pare sia stata nuovamente condannata per maltrattamenti aggravati, mentre i giudici avrebbero disposto la restituzione della potestà genitoriale sulla figlia della coppia.
La relazione, le richieste economiche e le minacce sulla figlia
Silletti e Morsy si erano conosciuti a Sharm el Sheikh, dove l’uomo lavorava come animatore in un villaggio turistico. Dopo il fidanzamento erano tornati insieme in Italia e nel 2019 si erano sposati al Cairo, stabilendosi successivamente a Santeramo in Colle. Le tensioni all’interno della coppia, secondo la ricostruzione giudiziaria, sarebbero aumentate dal 2021, dopo la nascita della figlia.
Da quel momento, la donna avrebbe rivolto al marito ripetuti insulti e minacce, arrivando a prospettare il ritorno in Egitto con la bambina e la possibilità di impedirgli di rivederla. Tra le richieste contestate ci sarebbero state somme di denaro, l’acquisto di un appartamento a Bari e l’iscrizione della figlia a una scuola americana al Cairo.
Morsy avrebbe inoltre trascorso periodi sempre più lunghi presso la propria famiglia d’origine in Egitto. Per i giudici, questa situazione avrebbe provocato nell’uomo «uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore», fino alla tragedia dell’aprile 2024.
A ricordare il 34enne è stato anche il padre Erasmo Silletti, che lo ha definito «un ragazzo solare a cui tutti volevano bene». La madre Nicoletta, invece, ha raccontato di aver accolto Morsy «come una figlia», sostenendo poi che la situazione sarebbe cambiata con il tempo: «Usava la bambina come un’arma». I genitori hanno quindi ribadito la richiesta di giustizia per il figlio, morto a 34 anni dopo una lunga fase di tensioni familiari.
“Se non mi mandi i soldi…”, confermati 7 anni alla moglie di Paolo Silletti morto suicida
Come riportato dal Corriere, la Corte d’Appello di Bari, il 7 ottobre, pare abbia confermato la condanna a sette anni di reclusione per maltrattamenti aggravati nei confronti di Noura Morsy, cittadina egiziana e moglie di Paolo Silletti, 34 anni. La pena era stata già stabilita nel 2025 al termine del processo con rito abbreviato. I giudici di secondo grado avrebbero tuttavia modificato una parte della precedente decisione, restituendo alla donna la potestà genitoriale, che era stata sospesa dal tribunale. I genitori di Silletti, costituiti parte civile, sono assistiti dagli avvocati Giovanni Ladisi e Fabio Bagnulo.
Secondo quanto ricostruito nel procedimento, gli ultimi anni del rapporto sarebbero stati caratterizzati da offese, intimidazioni, umiliazioni e richieste di denaro. Secondo le indiscrezioni del Corriere, i messaggi acquisiti agli atti figurerebbe: «Se non mi mandi i soldi non vedrai più tua figlia … dirò a tua figlia che sei morto …. ti farò il c… e vedrai tua figlia solo con il consolato o con la polizia … mi dovrai dare il tuo stipendio e la casa perché non mi hai garantito le condizioni di matrimonio con l’acquisto della casa».
L’ultimo messaggio sarebbe arrivato proprio il 10 aprile 2024: «Ti odiamo, sei un uomo di m… speriamo tu muoia». Dopo averlo letto e aver pranzato con i genitori, Silletti si tolse la vita lanciandosi dal balcone dell’abitazione dei suoi genitori a Santeramo in Colle, nel Barese.
