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Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte dice no

Difesa di Bossetti chiede nuova perizia DNA, la Corte dice no

La difesa di Massimo Bossetti ha chiesto una revisione del DNA; la Corte d'Assise ha detto no, alimentando il dibattito su possibili errori giudiziari.

Il caso Yara Gambirasio è tornato alla ribalta dopo l’apparizione televisiva di Nicolas Bossetti, figlio di Massimo Bossetti condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate. Durante la puntata di “Ore 14 di sera” su Rai2, il giovane ha definito la vicenda “un Garlasco 2” e ha sostenuto che “non si è mai visto un caso con così tanti errori”.

Le richieste della difesa e la risposta della Corte d’Assise

Gli avvocati di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno presentato alla Corte d’Assise di Bergamo un’istanza di nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti ancora conservati. La motivazione era chiara: rianalizzare il DNA presente sul giubbotto di Yara per verificare se la corrispondenza con Ignoto 1 – attualmente identificato con Massimo Bossetti – fosse davvero certa.

Motivazioni della decisione giudiziaria

Il provvedimento, lungo dodici pagine, ha respinto l’appello ritenendo che la domanda mancasse di “specificità” e di “novità”. I giudici hanno sottolineato che le prove richieste erano già state oggetto di approfondimento nel corso del processo, e che una eventuale rivalutazione non avrebbe potuto modificare il quadro complessivo che ha portato alla condanna.

Dettagli tecnici sul profilo genetico

Secondo il documento giudiziario, il profilo di Ignoto 1 non è stato estratto unicamente dalla traccia 31G20, cioè il sangue presente sugli slip di Yara. Sono stati effettuati cinquantadue prelievi sugli slip, dei quali sedici hanno restituito il profilo di Bossetti. Inoltre, sui leggings sono state effettuate dodici campionature di cui due hanno prodotto la traccia di Ignoto 1.

Il tribunale ha ritenuto che non vi fosse alcun dubbio sulla presenza del DNA di Bossetti sull’indumento intimo della vittima e che il presunto campione di liquido seminale sul giubbotto non fosse stato attribuito al condannato, motivo per cui la difesa non poteva più avanzare richieste in merito.

Reazioni di avvocati e familiari

L’avvocato Massimo Salvagni ha definito la decisione un “muro impenetrabile” che nasconde qualcosa e ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso alla Cassazione e di sollevare la questione alla Procura competente. “Faremo sicuramente ricorso, perché non accetteremo che la verità resti sepolta”, ha dichiarato.

Dal canto loro, gli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo hanno ricordato che avevano temuto un possibile “Garlasco 2” e hanno confermato la loro determinazione a evitare che si verifichi. “La Corte è stata d’accordo, speriamo che gli altri si arrendano, ma temiamo il contrario”, hanno concluso.

Nel frattempo, Massimo Bossetti presente in collegamento dal carcere di Bollate, ha osservato in silenzio la decisione, mentre il figlio Nicolas ha ribadito la sua convinzione che il padre non sia colpevole, aggiungendo: “Se avessimo la possibilità di analizzare quel “santo” DNA, i risultati sarebbero diversi”.

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