Le forze dell’ordine cercano Marco D’Angelo, detenuto messinese di 38 anni evaso dal carcere di Augusta, nel Siracusano, nel pomeriggio di martedì 25 agosto. L’uomo, inserito nel circuito dell’Alta sicurezza, sarebbe riuscito a lasciare la struttura approfittando della particolare libertà di movimento legata al lavoro che svolgeva all’interno dell’istituto.
Marco D’Angelo e l’evasione dal carcere di Augusta, allarme scattato dopo ore: cosa è successo
Secondo la ricostruzione più accreditata, D’Angelo avrebbe fatto perdere le proprie tracce intorno alle 15, mentre l’assenza sarebbe stata scoperta soltanto verso le 19. Un intervallo di circa quattro ore che rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Un’altra ricostruzione indica invece le 21.30 come momento dell’allerta.
La differenza dovrà essere chiarita dagli investigatori, così come dovrà essere stabilito quando sia stata effettivamente attivata la macchina delle ricerche. La Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo per ricostruire le modalità dell’evasione e verificare eventuali responsabilità.
D’Angelo lavorava come addetto al sopravvitto, il servizio interno che si occupa della gestione e della distribuzione di generi alimentari e prodotti acquistabili dai detenuti.
Questo incarico gli avrebbe consentito di muoversi maggiormente all’interno del carcere e di conoscere turni, procedure e modalità dei controlli. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella secondo cui avrebbe approfittato di un cambio di turno per superare i sistemi di sicurezza e raggiungere il muro di cinta. Un’altra possibilità è che sia riuscito a nascondersi tra i sacchi destinati allo smaltimento dei rifiuti, uscendo così dalla struttura senza essere individuato. Al momento nessuna delle ricostruzioni è stata confermata ufficialmente.
Gli investigatori stanno verificando anche l’eventuale presenza di complici, dentro o fuori dal carcere, e se qualcuno possa averlo atteso all’esterno con un mezzo. Sono inoltre sotto esame i movimenti del detenuto, i turni degli agenti e le procedure di controllo. Le ricerche sono state estese alla provincia di Siracusa, al Messinese e ai principali collegamenti stradali e ferroviari della Sicilia orientale.
Chi è Marco D’Angelo
D’Angelo stava scontando una pena definitiva complessiva di 11 anni e 8 mesi per reati legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti. La fine della pena era prevista per il 24 febbraio 2031. Il suo nome è legato all’operazione antidroga “Doppia Sponda”, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Messina e culminata nel 2017 con 19 misure cautelari. L’inchiesta aveva ricostruito l’attività di due gruppi criminali che avrebbero gestito il traffico di cocaina, marijuana e hashish destinati alle piazze di spaccio del Messinese. Nel processo di primo grado, concluso nel 2019, D’Angelo era stato condannato a 21 anni e 9 mesi. La pena è stata successivamente rideterminata in appello fino alla condanna definitiva che stava scontando al momento dell’evasione.
La fuga riaccende anche la discussione sulle condizioni del carcere di Augusta. Secondo i dati citati dalla Uil Fp Polizia penitenziaria, nell’istituto sono presenti 476 detenuti a fronte di 364 posti regolamentari, dei quali 97 non disponibili. Anche l’organico della Polizia penitenziaria risulterebbe fortemente carente: 204 agenti presenti rispetto ai 352 previsti, con una scopertura indicata nel 42%.
Per il sindacato, gli agenti sarebbero sottoposti a turni e carichi di lavoro particolarmente pesanti. Ora la priorità è una: rintracciare D’Angelo. Parallelamente, l’inchiesta dovrà chiarire come un detenuto sottoposto all’Alta sicurezza sia riuscito a uscire dall’istituto e, soprattutto, perché siano trascorse diverse ore prima che la sua assenza venisse individuata.
