Il femminicidio di Tania Terrin solleva interrogativi sulle misure adottate prima dell’omicidio: la donna aveva già denunciato Dino Keber, sul quale pesavano precedenti segnalazioni per violenza. Ora il governo valuta l’invio di ispettori alla Procura di Venezia.
Le denunce di Tania Terrin e i precedenti di Keber: il governo vuole fare chiarezza
Il femminicidio di Tania Terrin, uccisa la sera di Ferragosto nella sua abitazione di Camponogara, in provincia di Venezia, apre interrogativi sulla gestione delle segnalazioni che avevano preceduto il delitto. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha definito quanto accaduto «una sconfitta per lo Stato», annunciando che insieme al ministro Carlo Nordio sarà valutato «l’invio di ispettori del ministero della Giustizia in Procura a Venezia per capire cosa non abbia funzionato».
A soffocare la donna sarebbe stato l’ex compagno Dino Keber, che successivamente è rientrato nella propria abitazione a Dolo e si è tolto la vita impiccandosi. Il corpo di Terrin è stato trovato il 16 agosto, dopo l’allarme lanciato dalla madre, preoccupata perché non riusciva a contattarla né a ottenere risposta alla porta. Keber, meccanico e gestore di un’officina a Sambruson di Dolo, era già conosciuto dalle forze dell’ordine.
Ad aprile Tania aveva denunciato un’aggressione particolarmente violenta, raccontando di essere stata afferrata al collo da dietro fino a perdere conoscenza. La Procura di Venezia aveva quindi aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni e, a giugno, il Questore aveva disposto un ammonimento per violenza domestica.
La paura della donna, però, non si era placata: ai vicini avrebbe scritto più volte perché trovava l’ex compagno sotto casa. Nelle carte dell’ammonimento figuravano inoltre tre precedenti querele presentate da altre compagne, risalenti al 2002, al 2010 e al 2021, poi ritirate e archiviate. Secondo un’ulteriore testimonianza riportata da Il Gazzettino, una donna contattata da Terrin sarebbe stata invece la quinta ad aver denunciato Keber. Proprio la presenza di questi precedenti ha alimentato il dibattito sul perché non fossero state adottate misure più restrittive, come il divieto di avvicinamento, il braccialetto elettronico o la custodia cautelare.
Femminicidio Tania Terrin, il drammatico messaggio di avvertimento dell’ex di Dino Keber
Un messaggio inviato da Tania Terrin il 20 aprile, circa quattro mesi prima del femminicidio, aggiunge un altro elemento alla ricostruzione. La donna aveva cercato una delle ex compagne di Keber per capire se anche lei avesse subito violenze. «Siccome vorrei capire con chi ho a che fare ti chiedo se Dino è stato violento con te e fino a che punto. Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa e sta cercando di dare la colpa a me per le sue azioni», le aveva scritto. La risposta, come riportato dal Corriere Adriatico, avrebbe confermato i suoi timori: «Sì, mi metteva le mani addosso, e l’ha fatto anche con tutte le altre».
La stessa ex compagna avrebbe raccontato di aver vissuto per sei anni con Keber e di aver subito nel tempo pugni, calci, minacce, insulti e fratture, finendo tre volte al pronto soccorso. Secondo la sua testimonianza, dopo due anni inizialmente tranquilli le aggressioni sarebbero diventate progressivamente più frequenti. Anche quando si era trasferita a circa 600 chilometri di distanza, Keber sarebbe riuscito a rintracciarla e a convincerla a tornare.
Nel suo racconto comparirebbero anche alcuni amici di Keber che sarebbero stati a conoscenza delle aggressioni e, in un’occasione, sarebbero intervenuti per fermarlo mentre la picchiava, salvo poi difenderlo quando furono sentiti. La testimone avrebbe ricordato anche le difficoltà incontrate nel trovare rapidamente assistenza legale e psicologica dopo la denuncia e ha spiegato di essersi sentita «completamente abbandonata a me stessa». Alla domanda su quando abbia smesso di temere Keber avrebbe risposto: «Mai», aggiungendo di sentirsi al sicuro soltanto dopo aver saputo della sua morte. Secondo la donna, provvedimenti cautelari avrebbero potuto evitare l’epilogo: «Non si doveva arrivare a questo. Andavano adottate le giuste misure prima. Tania si poteva salvare». Ha inoltre riferito che Keber era stato in psichiatria circa due settimane prima dell’omicidio e che, dopo essere uscito, avrebbe raggiunto Terrin.
