È esplosa a livello nazionale la polemica nata in Consiglio comunale a Pontedera, dove il consigliere Pd Floriano Della Bella ha definito Giorgia Meloni «una ciociara». La premier ha replicato duramente, rivendicando con orgoglio le proprie origini e difendendo l’intera comunità della Ciociaria, mentre il sindaco di Pontedera ha parlato di un «lapsus» spiegando che il consigliere avrebbe voluto dire «caciarona».
La frase di Della Bella sulla Meloni: il caso esploso a Pontedera
La vicenda nasce durante una seduta del Consiglio comunale di Pontedera, in provincia di Pisa, del 30 settembre. Nel corso del dibattito, il capogruppo del Pd Floriano Della Bella si è riferito a Giorgia Meloni criticando la sua partecipazione a un’iniziativa di Gioventù Nazionale, durante la quale la premier aveva cantato una versione ironica di Bella ciao, ribattezzata Bollo ciao.
Nel suo intervento, Della Bella ha dichiarato di essersi sentito offeso da quell’episodio e ha poi pronunciato la frase che ha fatto scattare la polemica: «Siamo davanti veramente a una ciociara, nella maniera più dispregiativa».
Le parole non sono passate inosservate nemmeno all’interno della stessa maggioranza: il presidente del Consiglio comunale Marco Salvadori, anche lui esponente del Pd, ha richiamato il consigliere invitandolo a usare «termini consoni al suo ruolo».
Nei giorni successivi la dichiarazione è stata rilanciata sui social, fino ad arrivare alla premier. Il Comune di Pontedera conferma inoltre la presenza di Della Bella tra i componenti del Consiglio comunale.
A gettare acqua sul fuoco è intervenuto il sindaco Matteo Franconi, che ha parlato di un «mero errore», spiegando che il consigliere avrebbe ammesso il lapsus e intendesse utilizzare il termine “caciarona”, non “ciociara”. Franconi ha comunque riconosciuto che lo scambio tra le due parole costituisce un errore, aggiungendo però che non sarebbe stato accompagnato da un giudizio negativo sulla Ciociaria.
La replica di Giorgia Meloni: “Sono orgogliosa di essere definita ciociara”
La spiegazione non ha però chiuso la vicenda. Giorgia Meloni ha replicato sui social ricordando gli epiteti ricevuti negli anni e sostenendo che, in questo caso, il significato attribuito alla parola “ciociara” rappresenterebbe un’offesa non soltanto nei suoi confronti, ma anche verso un’intera comunità. «Quindi, per questi signori, essere “ciociari” è una vergogna e se lo dici a qualcuno equivale ad insultarlo», ha scritto la presidente del Consiglio.
La premier ha quindi rivendicato con forza il legame con il territorio: «Sono orgogliosa di essere definita ciociara», sottolineando il patrimonio storico e culturale della Ciociaria e ricordando alcune delle personalità legate alla zona, da Cicerone a San Tommaso d’Aquino, fino a Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Nino Manfredi. Meloni ha poi accusato il consigliere di aver colpito, attraverso quella definizione, «quasi mezzo milione di italiani», conclusione accompagnata dal suo «Viva la Ciociaria!».
Sul caso è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha espresso solidarietà alla premier e ha definito inaccettabile utilizzare l’appartenenza territoriale come strumento di denigrazione. «La Ciociaria ha contribuito a scrivere la storia culturale e civile dell’Italia», ha sottolineato Rocca, chiedendo al Pd di prendere le distanze dalle parole pronunciate in aula e di arrivare alle scuse verso Meloni e i cittadini ciociari. Il Pd di Pontedera ha invece parlato di un “lapsus”, invitando a non trasformare l’episodio in un caso politico più ampio.
