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Guerra Iran-USA, nuovi raid e tensione alle stelle: accuse contro l’Italia

Guerra Iran-USA, nuovi raid e tensione alle stelle: accuse contro l’Italia

Tensione alle stelle tra Iran e Usa: nuovi raid nello Stretto di Hormuz riaccendono il conflitto nonostante i tentativi di tregua.

La guerra tra Iran e Usa è entrata in una fase di ulteriore escalation dopo una nuova serie di raid incrociati nell’area dello Stretto di Hormuz. Gli attacchi sono avvenuti in risposta all’ultimo episodio contro la petroliera Kiku e alla conseguente operazione statunitense contro infrastrutture militari iraniane, segnando una ripresa degli scontri nonostante i tentativi di tregua e i canali diplomatici ancora formalmente attivi.

Escalation militare nello Stretto di Hormuz tra Usa e Iran

Nonostante la firma di un memorandum tra Iran e Usa, seguito da un’intesa che ha coinvolto anche Israel e Lebanon, la tensione nell’area non accenna a diminuire. Dopo l’attacco dei Pasdaran contro la petroliera Kiku nello Stretto di Hormuz, le forze americane hanno risposto colpendo depositi e postazioni di difesa aerea iraniane, segnando il secondo intervento militare statunitense dopo l’intesa.

Donald Trump ha nuovamente alzato i toni: “Se solo volessimo, l’Iran non esisterebbe più” e, in un altro messaggio, ha avvertito che “La Repubblica Islamica dell’Iran cesserà di esistere” se il conflitto dovesse proseguire. Dal lato iraniano, il Ministero degli Esteri ha ribadito tramite IRNA che “”Questo regime non attribuisce alcun valore né credibilità ai propri impegni”.

Anche i Pasdaran hanno assunto un linguaggio di forte minaccia: “Le basi americane nella regione sono una questione a parte. In questi giorni vivranno un vero inferno”.

Sul piano operativo, il CENTCOM ha confermato attacchi contro “10 obiettivi militari iraniani”, inclusi sistemi radar, infrastrutture di sorveglianza e depositi di droni, in risposta alle azioni iraniane contro la petroliera. Contestualmente, si sono moltiplicate le intercettazioni di missili e droni da parte delle difese del Bahrain, mentre anche il Kuwait ha attivato le proprie difese aeree dopo nuove minacce nella regione.

Guerra, nuova serie di raid Usa contro l’Iran. La minaccia di Trump e la rappresaglia di Teheran

Sul fronte politico-diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Baghdad “Lo Stretto di Hormuz rimane sotto la completa supervisione e gestione dell’Iran per i prossimi 30 giorni”, aggiungendo che “qualsiasi intervento o azione unilaterale non farebbe altro che aggravare la situazione”. In parallelo, il ministro iracheno Fuad Hussein ha sottolineato che porre fine alla guerra “è una priorità per tutti”, auspicando un coordinamento tra Iran, Iraq e Paesi del Golfo per ridurre le tensioni.

Diversi Stati della regione hanno reagito con durezza. Il Bahrein ha accusato Teheran di essere “pienamente responsabile di qualsiasi escalation derivante dalla sua continua aggressione”, chiedendo l’intervento del Consiglio di Sicurezza ONU. Il Kuwait ha invece definito gli attacchi “una palese violazione della sovranità del Paese” e “una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite”. Le autorità bahreinite hanno inoltre dichiarato di aver “intercettato e distrutto una serie di proiettili”, restando in “massima allerta”.

Sul piano internazionale, l’Iran ha rilanciato accuse anche contro l’Italia, contestando le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: “Fornire sostegno ‘tecnico e logistico’ agli aggressori non è altro che un contributo chiaro e diretto alla commissione di una guerra di aggressione illegale”. La presidente del Consiglio aveva invece precisato che l’Italia ha concesso solo supporto logistico e non operativo.

Infine, emergono spiragli diplomatici: secondo fonti citate da Al Arabiya, è previsto a luglio un nuovo round di colloqui tra Usa e Iran a Doha, focalizzato sui fondi congelati e sul nucleare, mentre il Pakistan dovrebbe ospitare ulteriori negoziati. Parallelamente, sarebbe stato attivato un canale di comunicazione diretto tra Teheran e Washington sullo Stretto di Hormuz, nel tentativo di evitare un’ulteriore escalation.

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