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I nuovi progetti di Raige: “Combatto i miei mostri scrivendo canzoni”

Nell'intervista Raige ha parlato di "Cartagine", dei brani per Tiziano Ferro e del suo futuro: "Ho grandi ambizioni, ma resto lo stesso di sempre".

Raige Cartagine
Raige Cartagine

Raige vanta una carriera grandiosa. La sua è una musica sentita, profonda, personale. Nell’intervista esclusiva presenta il nuovo singolo, “Cartagine”, descrive la sua passione per la scrittura, i sogni e i progetti futuri. L’artista vanta collaborazioni importanti: suo è “Il mestiere della vita”, celebre brano cantato da Tiziano Ferro, ma anche altri testi interpretati da Nek, J-Ax, Masini, Elodie e tanti altri cantanti famosi nel panorama musicale nostrano.

Intanto è partito il pre order di “Tora-ki”, disponibile in versione doppio vinile (cristallo e nero) con tiratura limitata e copie numerate (quasi sold out nel giro di due ore). La sua vena artistica unisce sound inconfondibili a una penna raffinata e sensibile. Ai giri di parole Raige preferisce i toni diretti e sinceri, le sue parole scavano a fondo e “Cartagine” ne è l’ennesima conferma.

“Partiamo dal presupposto che secondo me le canzoni non vanno spiegate, perché sono uno stato d’animo.

E uno stato d’animo è soggettivo, qui c’è tutta la bellezza della musica. Magari ascoltiamo entrambi la stessa canzone, ma tu ci leggi e ci vedi qualcosa di totalmente diverso rispetto a me. Perché la colleghi al tuo vissuto, a ciò che per te è importante”. Così dichiara Raige parlando della sua musica e aggiunge: “Ho sempre detto che la mia filosofia di scrittura è: un giorno vivi e uno scrivi. Se non vedi gente, se non fai esperienze, se non ti sporchi le mani e il cuore che cosa puoi scrivere?”.

I suoi stati d’animo sono diventati canzone, ma nulla è frutto del lockdown della scorsa primavera. Anzi, per il cantante “gli autori e i cantautori che hanno scritto di quel periodo hanno voluto, come al solito, cavalcare un’onda. Io non sono così. Non sono questo e non voglio esserlo. Ho imparato dai miei errori: mai più compromessi”. E in “Cartagine” non mancano i riferimenti alla frenesia di tutti i giorni, allo “stress” e agli “impegni inderogabili”.

Una vita che troppe volte induce a porre la carriera prima degli affetti e del tutto ora, tutto e subito. Io voglio pensare che io e lei ritorneremo a guardare le stelle, a goderci cose belle, ad avere il tempo di staccarci da tutta questa merda”, ha spiegato Raige in riferimento alla sua canzone.

Raige presenta “Cartagine”

“Tutte le mie canzoni nascono da un’esigenza creativa e comunicativa. Sono molto contento per “Occhi inverno”, che ha ottenuto grande successo. Mi ero preso un periodo di tempo per riguardare la mia carriera e fare qualcosa di nuovo, ma con i miei modi e i miei tempi. Da qui la scelta di allontanarmi da una multinazionale. Ho capito che i fan erano pronti a sentire qualcosa di nuovo: “Cartagine” era la giusta canzone nel cassetto da far conoscere al pubblico. Scrivo molto e nel mio cassetto ci sono sempre tante canzoni”, ha detto Raige parlando del suo nuovo singolo, “Cartagine”.

Ma se Cartagine è stata una città potente e cruciale, nodo decisivo e fondamentale nei secoli passati, prima di essere distrutta dall’Impero romano, anche la vita di Raige è fatta di alti e bassi? Ai momenti più luminosi si alternano quelli più bui? “Difficile parlare di un momento in cui mi sono sentito davvero vincente e uno solo in cui mi sono sentito sconfitto. Ce ne sono tanti”, ha confidato. Quindi ha ricordato:Nel 2010 mi sono licenziato dal mio posto fisso, manager di una multinazionale nel settore dell’edilizia, per potermi dedicare alla musica. In quel periodo prendevo più dalle mie serate rispetto al mio vero stipendio. Così ho capito che dovevo farlo. Ma è stato un momento vincente anche salire sul palco dell’Ariston, partecipando a Sanremo, anche se non mi ero presentato con il brano giusto. Fino al mio primo disco d’oro. È stato buio quando la canzone di Sanremo non è andata. Ci ho messo un anno per riprendermi. È stato buio quando ho perso mia madre. Non potrei selezionarne uno in assoluto come “migliore” e uno come “peggiore”. Ho vissuto tanti momenti intensi che mi hanno fatto diventare quello che sono. Ma quello che posso dire con certezza è che le sconfitte fanno davvero crescere”.

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Sui suoi panni di autore ha commentato: “Ho avuto un battesimo di fuoco: “Il mestiere della vita” di Tiziano Ferro. Scrivo ogni canzone come se dovessi cantarla io. Sono una spugna e ho mostri irrisolti che mi potano sempre a scrivere canzoni. Forse ho anche la presunzione di avere qualcosa da dire. Ora faccio solo quello che mi va e come mi va. Sono felice sia nei panni di autore sia di cantante, ma è la mia attività autoriale a farmi lavorare di più e a permettermi di far conoscere lati di me che altrimenti faticherei a far vedere. In questo modo, inoltre, posso interagire con un pubblico al quale abitualmente non mi rivolgo”.

Fragilità, umanità e sensibilità

Nell’intervista Raige non ha descritto solo la sua musica e il suo nuovo singolo, “Cartagine”, ma si è lasciato andare a confidenze importanti, che fanno riflettere. Nelle sue canzoni trapela l’autenticità e l’intensità di vissuti che lo hanno coinvolto in prima persona. Mostri e difficoltà che rendono fragili e imperfetti. Adesso che la sua notorietà è ben diversa da quella di un tempo, si sente lo stesso ragazzo di sempre? “Sono cresciuto, ora sono un uomo. Da tempo ormai non chiedo più aiuto nessuno. Ora preferisco dare e aiutare, non più chiedere. Ma mi sento sempre il solito Alex. Mi sento sempre quel ragazzo obeso che nessuna coetanea guardava, che scriveva canzoni per farsi notare, per far capire che al di là di quel corpo c’era ben altro da scoprire. Poi mi sono preso le mie rivincite. Per esempio quando ho perso 40 chili e quando sono andato in televisione. Però le esperienze vissute mi hanno segnato. Probabilmente sono diventato più cinico. Non riesco ad approcciarmi in maniera libera da quel pregiudizio. Nelle mie canzoni metto tutto di me”.

Quindi ha confidato: “Se andassi da qualcuno, con buone probabilità saprebbe tirarmi fuori quel mostro che tengo dentro di me. Ma così facendo quel mostro svanirebbe e io forse non avrei più niente da dire”. La musica, con la sua funzione catartica, così avvolgente, chiarificatrice e consolatrice, può essere per Raige la giusta valvola di sfogo. Ogni volta che scrivo una canzone mi sento uno stronzo solo nel mondo. Poi centinaia di migliaia di persone ascoltano i brani che ho composto: così capisco che forse non sono così solo né così stronzo. Questo mi rende davvero orgoglioso”, ha sottolineato.

Sanremo e progetti futuri

Raige, contentissimo per l’ampio riscontro avuto con “Cartagine”, parla anche della sua passata esperienza a Sanremo, dell’emozione di salire su quel palco e del desiderio di riprovarci. Nel frattempo però, è al lavoro su altri grandiosi progetti. Intanto si gode l’entusiasmo per un periodo di cambiamenti e soddisfazioni: un bellissimo regalo che saprà rallegrare un Natale all’insegna di blocchi e limitazioni.

“Sono andato a Sanremo nel momento più giusto della mia carriera, ma con la canzone e la forma più sbagliate di tutte. Volevo fortemente andare a Sanremo. Arrivavo da un album che aveva venduto molto e in quegli stessi mesi avevo scritto con e per Tiziano Ferro “Il mestiere della vita”. So di aver sbagliato, ma non escludo un ritorno: dev’esserci la canzone giusta”.

“Intanto sto scrivendo molto per altri“, tra i quali Carola, giovane cantante torinese che si è da poco affacciata sullo scenario musicale italiano con il suo singolo di debutto, “Maionese”. “Ho aperto la mia società editoriale, ho rifatto lo studio e ne sono molto felice. Ho belle canzoni anche per Raige, ha svelato.

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