Nuovi sviluppi nel giallo di Pietracatella sulla morte della madre Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina: Gianni Di Vita è stato convocato in Questura per un confronto con una donna sua amica, mentre proseguono gli accertamenti della Procura.
Dalle analisi sulla ricina ai campioni prelevati nella casa di Pietracatella
Il confronto si inserisce in una lunga serie di accertamenti scientifici, sequestri e testimonianze. La perizia autoptica, composta da quasi 900 pagine e depositata a luglio dopo le autopsie eseguite il 31 dicembre 2025, ha confermato che Antonella e Sara sono morte per avvelenamento da ricina, sostanza già individuata nel loro sangue dal Centro Antiveleni di Pavia.
Un altro elemento è arrivato il 19 agosto dalla Germania: le analisi condotte dal Robert Koch Institute di Berlino sui campioni di sangue prelevati il primo luglio a Gianni Di Vita e alla figlia Alice non hanno evidenziato un’esposizione alla ricina. Gli specialisti hanno cercato gli anticorpi che avrebbero potuto rivelare un contatto con la tossina anche a mesi di distanza, ottenendo un risultato in linea con i precedenti accertamenti effettuati a Pavia.
Il dato assume particolare rilievo anche perché, nelle ore successive al Natale scorso, mentre le condizioni di Antonella e Sara precipitavano rapidamente, Gianni Di Vita aveva accusato un malore ed era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma, facendo inizialmente ipotizzare un possibile avvelenamento anche per lui. Il laboratorio tedesco è stato coinvolto proprio per la disponibilità di tecniche avanzate capaci di individuare eventuali tracce di esposizione a distanza di tempo.
Parallelamente, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sull’abitazione della famiglia a Pietracatella. A fine luglio specialisti italiani e tedeschi hanno effettuato un nuovo e approfondito sopralluogo e restano ora da conoscere i risultati delle analisi sui 131 campioni raccolti il 30 luglio nella casa di via Risorgimento e nei locali annessi, successivamente trasferiti nei laboratori berlinesi per verificare l’eventuale presenza di ricina o di altre componenti del Ricinus communis. Sono stati sequestrati anche telefoni, computer, tablet, modem e altri dispositivi elettronici, dai quali la Procura ha disposto l’estrazione dei dati per ricostruire comunicazioni e rapporti personali delle vittime, verificare eventuali ricerche sulla ricina e analizzare le annotazioni sugli alimenti consumati prima dei malori.
Nelle prime fasi dell’indagine erano stati inoltre sequestrati 19 alimenti trovati sia nell’abitazione di Pietracatella sia nella casa della madre di Gianni Di Vita, tra cui polenta, funghi, formaggi, olive, polpette, pesce e conserve. Inizialmente si era infatti ipotizzata un’intossicazione alimentare e cinque medici del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso erano stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e lesioni colpose nel primo filone investigativo. La successiva individuazione della ricina ha cambiato lo scenario: oggi la Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, mentre il fascicolo relativo alle due morti rimane contro ignoti.
Mamma e figlia avvelenate con la ricina: confronto in Questura tra marito e un’amica
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, decedute nel dicembre scorso a Pietracatella, in provincia di Campobasso, a causa di un’intossicazione da ricina. Come riportato da Rai News, Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, si troverebbe da oltre tre ore negli uffici della Questura dove, secondo indiscrezioni, sarebbe stato disposto un confronto con una donna sua amica.
All’attività sarebbero presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano. Il nuovo passaggio investigativo arriva a due giorni dall’ulteriore audizione di Alice Di Vita, figlia di Gianni e Antonella e sorella di Sara, ascoltata martedì 18 agosto direttamente dalla procuratrice. Le acquisizioni testimoniali dovrebbero proseguire nei prossimi giorni con altre convocazioni. L’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno resta, al momento, contro ignoti. Già a luglio la Procura aveva riferito di aver compiuto “significativi passi avanti”, precisando però che non risultavano persone formalmente indagate per la morte delle due donne.
