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Nessy Guerra portata in caserma al Cairo: assistenza dell'ambasciata e timori per la bimba

Nessy Guerra portata in caserma al Cairo: assistenza dell'ambasciata e timori per la bimba

La polizia egiziana ha prelevato Nessy Guerra nella notte e l'ha trasferita in una stazione di polizia al Cairo, dove è assistita dall'ambasciatore italiano. La vicenda riguarda l'affidamento della figlia e una contesa giudiziaria con l'ex marito.

La scorsa notte, al Cairo la polizia egiziana si è recata nell’abitazione dove viveva la cittadina italiana Nessy Guerra e l’ha condotta in una stazione di polizia insieme alla sua bambina di 3 anni e ai familiari presenti. Sul posto sono intervenuti rappresentanti dell’Ambasciata d’Italia tra cui l’ambasciatore Agostino Palese e la console Giulia De Nardis, che stanno fornendo assistenza consolare alla connazionale.

Le autorità italiane hanno dichiarato che il caso è seguito a livello governativo e che si stanno esercitando pressioni diplomatiche per garantire la protezione della donna e della minore. L’episodio è collegato a un ordine della Procura egiziana che riguarda un incontro tra la madre e l’ex marito della donna.

Intervento notturno al Cairo e assistenza diplomatica

Stando alle informazioni disponibili, l’intervento si è svolto stanotte alle 3. La polizia ha trasferito Nessy Guerra nella stazione di polizia dove si trova attualmente e dove è stata raggiunta dall’ambasciatore Agostino Palese e dalla console Giulia De Nardis. Il supporto consolare include l’assistenza legale e il contatto con le autorità locali per monitorare la situazione e richiedere garanzie di tutela per la minore.

Il Governo italiano, come riportato nelle comunicazioni ufficiali, sta seguendo il caso ai massimi livelli. L’intervento dell’ambasciatore e della console è finalizzato a verificare le condizioni dell’incontro disposto dalla Procura egiziana e ad assicurare che non si verifichino episodi di violenza o minacce nei confronti della donna e della bambina.

Contesto giudiziario: ordine della Procura e affidamento della minore

Il trasferimento è stato motivato da un provvedimento della Procura egiziana che avrebbe disposto che la madre incontrasse l’ex marito, Tamer Hamouda perché lui desidera vedere la loro figlia. L’affidamento della minore è il nodo centrale di una contesa legale che si protrae da mesi e che ha rilevanze sia giudiziarie sia diplomatiche.

Condanne, ricorsi e preoccupazioni della difesa

Per la difesa di Nessy Guerra la situazione presenta rischi concreti: la donna è stata infatti condannata in Italia a sei mesi per il reato che in quel contesto è stato definito adulterio, e la sentenza è al centro di un ricorso in Cassazione pendente. L’avvocata che la segue in Italia ha espresso apprensione per l’eventualità che, durante l’incontro con l’ex marito, venga esibita alle autorità egiziane la sentenza italiana, con possibili conseguenze immediate per la posizione di Nessy.

La legale ha riferito la preoccupazione principale in termini chiari: “Lui sicuramente mostrerà alla polizia la sentenza di condanna di Nessy a sei mesi e la arresteranno“. Questa ipotesi è alla base delle richieste di vigilanza rafforzata da parte dell’ambasciata e del Governo italiano.

Fatti giudiziari riferiti al padre della bambina

Il contesto processuale che riguarda Tamer Hamouda include anche procedimenti e condanne emesse in Italia per maltrattamenti, stalking, lesioni e truffa relative a fatti nei confronti di un’altra persona, come risulta dagli atti processuali definitivi. Recentemente, sempre in relazione a fatti collegati alla vicenda, Hamouda era stato arrestato e poi rilasciato su cauzione dopo una denuncia per presunte minacce rivolte a un rappresentante consolare italiano a Hurghada.

La Farnesina ha spiegato che la preoccupazione principale del Governo italiano è impedire il ripetersi di episodi di violenza o intimidazione e garantire la sicurezza della madre e della bambina durante qualsiasi atto disposto dalle autorità egiziane.

Rischi immediati e prossime fasi del procedimento

L’evoluzione della vicenda dipenderà dalle determinazioni della Procura egiziana e dall’esito degli atti che verranno svolti in stazione di polizia. La difesa di Nessy ha fatto sapere che l’obiettivo della donna è chiarissimo: “Voglio portare in salvo la mia bambina e darle una vita serena“, una frase che sintetizza la posta in gioco personale e familiare del caso.

Sul piano procedurale resta aperto il ricorso in Cassazione relativo alla condanna italiana, mentre la questione dell’affidamento della minore continua a essere oggetto di udienze e valutazioni giuridiche. Le autorità diplomatiche italiane hanno annunciato che seguiranno gli sviluppi da vicino per tutelare la cittadina italiana e la sua figlia e per richiedere trasparenza e protezione durante ogni fase del procedimento.

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