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Omicidio Abderrahim Mansouri, parla Cinturrino: "Non volevo uccidere, è stata una tragica fatalità"

Omicidio Abderrahim Mansouri, parla Cinturrino: "Non volevo uccidere, è stata una tragica fatalità"

Carmelo Cinturrino ha parlato davanti ai magistrati per dare la sua versione sulla morte di Abderrahim Mansouri, pusher ucciso con un colpo di pistola. La difesa mette in discussione la premeditazione.

Carmelo Cinturrino torna davanti ai magistrati per fornire la propria versione sulla morte di Abderrahim Mansouri, il pusher di origini marocchine ucciso con un colpo di pistola lo scorso gennaio. L’ex assistente capo della polizia, attualmente detenuto in carcere, è stato ascoltato questa mattina dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. Al suo fianco gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno.

Il punto centrale della strategia difensiva riguarda la contestazione della premeditazione. Cinturrino intende sostenere che non ci sarebbe stata alcuna pianificazione dell’omicidio e che non avrebbe avuto l’intenzione di uccidere Mansouri. I suoi legali parlano di “una tragica fatalità” e hanno ribadito la tesi dell’innocenza del loro assistito.

La premeditazione contestata dalla Procura

L’interrogatorio arriva dopo la chiusura delle indagini, avvenuta durante l’estate. Tra le contestazioni mosse dalla Procura nei confronti di Cinturrino c’è anche l’aggravante della premeditazione, un elemento particolarmente rilevante nell’ambito dell’accusa e che, in caso di condanna per omicidio con tale aggravante, può incidere significativamente sulla pena, fino all’ergastolo.

Per la difesa, invece, non ci sarebbe stata un’azione preparata in anticipo.

“È indispensabile un momento di chiarimento all’esito delle indagini“, hanno spiegato Bianucci e Giugno prima dell’interrogatorio.

Gli avvocati hanno sottolineato di aver sempre sostenuto “l’innocenza” dell’ex assistente capo di polizia e hanno ribadito la ricostruzione secondo cui la morte di Mansouri sarebbe stata il risultato di una fatalità. “Gli atti lo confermano. Ci auguriamo un confronto leale“, hanno aggiunto i difensori.

Il traffico telefonico e la versione di Cinturrino

Tra gli elementi sui quali Cinturrino dovrebbe fornire chiarimenti c’è anche il traffico telefonico. Secondo la difesa, l’analisi di questi dati potrebbe contribuire a sostenere la tesi dell’assenza di una pianificazione dell’azione e quindi a contestare l’aggravante della premeditazione.

L’ex poliziotto sarebbe inoltre disposto a rispondere alle domande del pm anche nel caso in cui l’interrogatorio dovesse toccare l’altra inchiesta nella quale è coinvolto, quella relativa alla presunta “squadretta” del commissariato Mecenate.

I difensori hanno infine parlato delle condizioni del loro assistito durante la detenzione. Secondo quanto riferito dagli avvocati, la sua “vera sofferenza” non sarebbe legata alla permanenza in carcere, ma alla morte di Mansouri e al peso, spiegano, “per una vita umana che non c’è più“.

La posizione di Cinturrino resta ora al vaglio della Procura, mentre la difesa punta a mettere in discussione soprattutto l’ipotesi che il delitto sia stato preparato e deciso in anticipo.

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