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Operai in piazza a Sant'Antonio Abate davanti al castello delle cerimonie

Operai in piazza a Sant'Antonio Abate davanti al castello delle cerimonie

Circa cento dipendenti del Grand Hotel La Sonrisa si sono radunati mercoledì mattina ai cancelli del cosiddetto castello delle cerimonie a Sant'Antonio Abate per chiedere la tutela dei posti di lavoro; tra i presenti Sabatino Polese e lo striscione «Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità».

Mercoledì mattina, a Sant’Antonio Abate (Napoli), circa cento lavoratori del Grand Hotel La Sonrisa si sono riuniti davanti ai cancelli chiusi della struttura, nota al grande pubblico come il castello delle cerimonie. La protesta si è svolta sotto il controllo delle forze dell'ordine e i manifestanti hanno esibito bandiere, magliette e cappellini mentre scandivano slogan e mostrato uno striscione con la frase «Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità».

La richiesta dei lavoratori e la presenza della famiglia Polese

I dipendenti hanno chiesto in modo esplicito la tutela dei livelli occupazionali e la possibilità di riprendere l’attività in vista della stagione turistica. Tra i manifestanti è intervenuto anche Sabatino Polese fratello del fondatore Antonio Polese volto simbolo del programma televisivo che ha reso famosa la struttura.

Le parole dei presenti includevano slogan come «Sant’Antonio Abate è la Sonrisa» e «Vogliamo il lavoro» espressioni del forte legame tra la struttura e la comunità locale.

Provvedimenti amministrativi e conferme giudiziarie

La protesta segue la revoca delle autorizzazioni all’attività ricettiva decisa dal Comune di Sant’Antonio Abate misura confermata dal Consiglio di Stato dopo il ricorso presentato dagli avvocati della famiglia Polese.

Le licenze sono state ritirate e la struttura è da settimane priva dei titoli necessari per operare, circostanza che ha determinato la chiusura dei cancelli e l’interruzione delle attività aziendali.

Esiti della lunga vicenda giudiziaria

La decisione amministrativa si inserisce in un contesto giudiziario ormai consolidato: una sentenza del Tribunale di Torre Annunziata del 2016, poi confermata dalla Corte di Cassazione nel 2026, ha stabilito che il complesso è sorto nell’ambito di una lottizzazione abusiva iniziata nel 1979 e proseguita negli anni successivi, con rilevanti impatti sul territorio. Questa ricostruzione ha rappresentato la base per le successive acquisizioni e per le misure adottate dalle autorità.

Acquisizione dei beni e situazione degli immobili

A seguito delle decisioni della magistratura, gli immobili coinvolti — tra cui edifici parzialmente concessi in modo irregolare, i giardini, alcune abitazioni, il parcheggio e l’eliporto — sono stati acquisiti dal Comune. L’area complessiva si estende su circa 44mila metri quadrati. Al momento sono sospese le procedure di sgombero relative a tre appartamenti occupati da membri della famiglia Polese e ad alcuni locali commerciali, ma la proprietà comunale sull’area è ufficiale.

La manifestazione ha voluto richiamare l’attenzione sulle conseguenze pratiche di questi provvedimenti: la perdita di posti di lavoro per circa cento dipendenti che operavano nella struttura e l’incertezza per l’immediato futuro di attività connesse al turismo e ai servizi locali. I lavoratori hanno chiesto certezze e forme di tutela che consentano di preservare l’occupazione e la continuità delle attività, in particolare durante i periodi di maggiore afflusso turistico.

Il caso della Sonrisa rappresenta un nodo in cui si intrecciano questioni urbanistiche, giuridiche e occupazionali: le sentenze giudiziarie hanno sancito la natura della lottizzazione avviata nel 1979 il quadro amministrativo ha portato alla revoca delle autorizzazioni e l’acquisizione comunale ha modificato lo status della proprietà su una superficie di 44mila metri quadrati. Nel frattempo, la protesta di mercoledì mattina ha messo in evidenza il disagio dei lavoratori e il ruolo simbolico della struttura per la comunità di Sant’Antonio Abate.

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