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L’opinione di Giampiero Casoni

Italiani, brava gente che si inventa mille modi per aggirare il DPCM

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Da popolo di santi, poeti e navigatori siamo diventati un popolo di Cenerentole che hanno trovato il modo per imbucarsi al ballo del principe.

San Marino bar aperti

La reception dell’albergo come salvagente da abboffo, l’autogrill come pista da ballo per cantare Meu amigo Charlie Brown. E poi la Repubblica di San Marino come una piccola Amsterdam dove sguinciare non le donnine nude in vetrina o i postacci dove tirare cannabis, ma dove buttarsi a capofitto in un menu pantagruelico.

Menu rigorosamente in linea con l’orario a cui tutti i cristiani cedono alle lusinghe della gola, cioè dopo le 20.30. E che dire della sgambata per funghi che misteriosamente si conclude con una braciata? In un convivio barbaro cioè dove per miracolo i porcini diventano contorno di una bistecca monstre? Roba apparecchiata da improbabili tavernieri serali che altro non sono che raccoglitori di castagne che fanno B&B dei loro tinelli?

L’elenco delle soluzioni che gli italiani stanno tirando fuori per aggirare l’ultimo (in ordine di tempo) Dpcm di Giuseppe Conte è più di una mera enunciazione di furberie.

È un dato che dà la cifra nettissima di due cose: da un lato conferma la proverbiale fantasia di un popolo che non è mai caduto nei tranelli dell’ortodossia normativa. Dall’altro sottolinea a trattini multipli atteggiamento e temperatura di gente ancora persa fra paura di Covid e terrore di non vivere più secondo un’indole godereccia che qui da noi, per fortuna, non è mai stata accessoria.

Anche a fare la tara al giudizio etico su questi atteggiamenti il dato resta sfolgorante in tutta la sua valenza a metà fra sociologia e folklore etnico.

Il gruppo di 15 persone che in Puglia ha festeggiato un compleanno in un autogrill della A14 è di fatto una succursale pop della Scuola di Atene. E quelli che a Macerata e dintorni affittano una stanza di albergo solo per avere un ristorante a disposizione dopo le 18.00 o approfittano dell’invito-provocazione degli albergatori a prendere camera fittizia solo per sbranare una costata non sono da meno.

Noi popolo di paraculetti fiscali abbiamo nella vulgata dei ‘tipi tricolore’ lo spallone? Roba vecchia.

Ormai a San Marino ci si va per addentare piadine, non per someggiare capitali. Hai insegna della taverna in Veneto e locale in Trentino? È fatta e panza mia fatti capanna ad orario ortodosso perché in Trentino si abboffa fino alle 22. Pernacchione d’ordinanza al Dpcm (ultimo in ordine di tempo) e grazie mille alla sciura Dal Molin della Taverna Clara per i suoi bolliti che non dovremo mangiare all’ora in cui di solito in Calabria finiscono di digerire il pranzo.

E più ci si addentra nelle attività totemiche dello stivale più l’inventiva diventa bizantinismo sopraffino.

Un esempio? Se il calcio in Italia è il fede per eccellenza, il calcetto serale con gli amici di quella fede è il Dogma. Ma il Dpcm (ultimo in ordine di tempo) ha tarpato le ali alla più parte delle attività sportive da contatto. Ora, in un paese ligio e rassegnato qui dovrebbe scattare l’ostacolo insormontabile, il Maze Runner Definitivo, l’alt teutonico che frena ogni fregola da stop e tiro al volo con annessa sboronata sotto la doccia dove gli amici si misurano pancetta e priapismo. E invece no. Basta un certificato di sana a robusta costituzione, l’iscrizione ad un club dilettantistico, qualche spiccolo sciolto et voilà, ragazzi si gioca e chi perde paga da bere, magari nello spogliatoio e con la sciampagna comprata al market prima che il campanile batta i sei rintocchi.

Insomma, da popolo di santi, poeti e navigatori a popolo di Cenerentole sguaiate ma sottili che hanno trovato il modo per imbucarsi al ballo del principe il passo è stato breve. Diciamocelo con un minimo di sincerità: da questo bailamme assoluto dove soluzioni fai da te e serietà assoluta del contesto diventano un unico blob è difficile tirar fuori una morale, un puntello etico che, in perfetto stile italiano, ci faccia schierare.

A voler fare le pulci alla faccenda quelle enunciate sono tutte soluzioni che aggirano l’ultimo (in ordine di tempo) Dpcm. Che cioè non violano la norma, ma semplicemente si intrufolano nelle pieghe di un legiferato che porta addosso la croce della rutilanza emergenziale. E che quindi lascia varchi aperti. E a un italiano fategli vedere un varco nelle cose che gli hai detto di non fare e lo avrai fatto felice come al Bernabeu nell’82.

Perché noi saremo stati anche gli inventori del Diritto, ma come tutti gli inventori non solo conosciamo l’ingranaggio, ma anche lo stecco infido che l’ingranaggio lo inceppa.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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