Il 13 agosto 2007 la piccola cittadina di Garlasco è stata segnata dall’omicidio di Chiara Poggi, un caso che ha portato alla condanna a 16 anni di Alberto Stasi, fidanzato della vittima. Ora la Procura di Pavia ha comunicato la chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio sospettato anch’egli per lo stesso delitto.
I difensori, Angela Taccia e Liborio Cataliotti dispongono di venti giorni per esaminare i nuovi atti depositati e valutare eventuali ulteriori richieste difensive.
Il percorso giudiziario di Andrea Sempio
Il provvedimento di chiusura è il secondo emesso nei confronti di Sempio: il primo, rilasciato a maggio scorso, è stato rivisto dopo che la difesa ha presentato consulenze tecniche aggiuntive.
Il termine per la chiusura preliminare, fissato per lunedì 28 settembre, era ancora attivo, permettendo alla Procura di approfondire i nuovi elementi. A partire da aprile, l’accusa è passata da omicidio in concorso a omicidio semplice, un cambiamento che ha ulteriormente inasprito la posizione dell’accusa. Il procuratore Fabio Napoleone ha diffuso un comunicato in cui riepiloga le scoperte più rilevanti emerse tra maggio e settembre.
Possibili sviluppi processuali
Dopo l’esame della documentazione, la Procura deciderà se richiedere il rinvio a giudizio. È probabile che la domanda venga presentata, dati gli elementi a sostegno dell’accusa, ma la decisione finale spetterà al giudice, che potrà accogliere o respingere la richiesta.
Le evidenze forensi che hanno riacceso il dibattito
Il nucleo delle recenti indagini è rappresentato da tre ambiti forensi che, fino a poco tempo fa, erano stati trattati in maniera superficiale o parzialmente omessi: il test DNA sui pedali della bicicletta di Stasi l’impronta 33 trovata sulla scala della cantina dei Poggi e le impronte di scarpa rinvenute sulla scena.
Il doppio test DNA
Il 19 settembre 2007 i carabinieri del RIS di Parma hanno analizzato i pedali della bici di Stasi, riscontrando una “grossa quantità” di DNA attribuita oltre ogni ragionevole dubbio a Chiara Poggi. Il giorno successivo, il 20 settembre, sono stati effettuati due ulteriori esami sul medesimo campione, entrambi negativi. Nei fascicoli a carico di Stasi è stato inserito solo il risultato positivo del 19 settembre, che ha alimentato l’arresto e la successiva condanna. I risultati negativi, presenti nei “dati grezzi” dei registri di laboratorio, sono stati richiesti al RIS il 6 novembre 2025 e messi a disposizione delle parti a maggio. La difesa di Stasi li ha evidenziati come potenziali elementi di assoluzione già 19 anni fa.
L’impronta 33
L’impronta del palmo destro, scoperta sul muro delle scale che conducevano alla cantina, è stata evidenziata con la ninidrina. L’analisi non ha permesso di rilevare tracce di sangue, ma la stampa è stata fotografata prima di essere parzialmente rimossa. Dopo nuovi approfondimenti, la Procura ha ritenuto la forma compatibile con la mano di Sempio. La difesa sostiene che Sempio poteva aver lasciato l’impronta semplicemente perché era amico del fratello di Chiara, Marco. L’assenza di sangue, a loro avviso, rafforza l’ipotesi di un’impronta non legata al delitto. Per verificare la possibile presenza di sangue, il RIS ha simulato tre impronte insanguinate: i test sono risultati negativi a causa delle alterazioni dell’intonaco, lasciando aperta la possibilità che l’originale contenesse tracce ematiche.
Le impronte di scarpa
Il perito dell’epoca aveva attribuito le scarpe ritrovate a un modello Frau taglia 42 con suola a pallini. Stasi non possedeva quel modello, ma il suo numero di scarpa era stato considerato compatibile. Oggi la Procura ritiene che la stessa impronta possa corrispondere a Sempio, che indossa una taglia 44; la variazione di peso nel tempo potrebbe aver modificato la misura del piede. La difesa di Sempio insiste che il 44 è sempre stato il suo numero, mentre gli avvocati di Stasi ipotizzano che l’impronta potesse appartenere a una scarpa più grande del 42 originariamente attribuito.
Altri indizi di violenza
Ultime analisi sul corpo di Chiara Poggi hanno evidenziato segni di difesa, un elemento assente nella ricostruzione che aveva supportato la condanna di Stasi. Tale risultato suggerisce che la vittima abbia cercato di opporsi all’aggressore, rafforzando l’ipotesi di un attacco da parte di qualcuno a lei noto.
Nel frattempo, Andrea Sempio ha dichiarato che “Secondo me la condanna è giusta”, sostenendo che le versioni alternative che lo dichiarano innocente non gli risultano convincenti. Il caso resta aperto e le prossime settimane determineranno se Sempio verrà effettivamente messo sotto processo.
