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Raid americani in Iran e ritorsioni oltre lo Stretto di Hormuz: cosa è successo

Raid americani in Iran e ritorsioni oltre lo Stretto di Hormuz: cosa è successo

Gli Stati Uniti hanno ripreso i raid in Iran e Teheran ha dichiarato di aver colpito basi in Kuwait e Bahrein; la tensione cresce mentre la salma di Khamenei attraversa Najaf e Kerbala e il prezzo del petrolio sale

La regione del Golfo è tornata a registrare un’escalation di violenza: nella notte e nella mattinata del 08/07 le forze statunitensi hanno condotto attacchi aerei in Iran, seguiti da dichiarazioni e azioni di ritorsione da parte di Teheran. In parallelo, le esequie del leader supremo Khamenei hanno attraversato città sacre in Iraq, alimentando un clima già teso.

Nel corso delle prime ore del mattino è stato segnalato che tre navi commerciali sono state colpite nello Stretto di Hormuz. Gli sviluppi hanno avuto ripercussioni immediate sui mercati energetici: il Wti ha raggiunto 72,77 dollari al barile mentre il Brent è salito a 72,48 dollari al barile.

Raid Usa, obiettivi colpiti e primi bilanci in Iran

Alle 10:46 dell’08 Luglio è arrivata la prima notizia del bilancio umano in Iran: secondo il vice governatore per la sicurezza della provincia del Khuzestan, Valiollah Hayati gli attacchi statunitensi hanno preso di mira tre obiettivi nei distretti di Bandar Mahshahr, Bandar Khomeini e Hamidiyeh. Hayati ha riferito che almeno una persona è rimasta uccisa e due ferite a seguito dei raid.

In un altro versante della costa meridionale, nella provincia di Bushehr un funzionario locale ha denunciato che «due basi militari a Bushehr sono state colpite da proiettili nemici», specificando che una installazione è stata interessata nella contea di Dashti e un’altra nei pressi di Chogadak. Al momento di queste comunicazioni non risultavano segnalazioni ufficiali di vittime in quella provincia.

Reazioni politiche e militari

Da parte iraniana sono arrivate forti avvertenze e annunci di contromisure. Una dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie ha affermato che sono stati presi di mira obiettivi statunitensi fuori dai confini iraniani e che sono state colpite installazioni in Kuwait e Bahrein. Il portavoce ha sostenuto inoltre l’abbattimento di un drone MQ-9 sopra Khormuj, sostenendo che i sistemi di difesa iraniani hanno neutralizzato la minaccia.

Attacchi nello Stretto di Hormuz e impatto regionale

Negli ultimi giorni tre navi commerciali sono state danneggiate nello Stretto di Hormuz, episodio che ha innescato la risposta militare statunitense e la reintroduzione di misure restrittive economiche contro l’Iran. Le autorità americane hanno annunciato la reimposizione di sanzioni sul petrolio e l’avvio di nuovi raid, segnali che indicano una rottura del fragile equilibrio su cui si reggeva il cessate il fuoco.

Le tensioni hanno avuto ricadute pratiche: in Kuwait e in Bahrein sono state attivate difese aeree e in alcuni casi sono risuonate sirene d’allarme. Il Bahrein, che ospita significative presenze militari straniere, ha invitato la popolazione a seguire le istruzioni di sicurezza fornite dalle autorità.

Posizioni internazionali e movimento delle forze

Sul fronte diplomatico e politico si sono registrate prese di posizione nette. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito l’Iran «malato e bugiardo» aggiungendo che «il cessate il fuoco è finito». Nella stessa cornice è emerso che il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe lasciato la Turchia per recarsi immediatamente in Israele per colloqui con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a testimonianza del coordinamento militare e politico in atto.

Negli Emirati, il consigliere Anwar Gargash ha espresso la convinzione che l’Iran non sia in grado di rispettare gli accordi di de-escalation, mentre a livello iraniano il governo ha denunciato violazioni dell’intesa e annunciato che adotterà misure per proteggere i propri interessi e la sicurezza nazionale.

Funerali di Khamenei a Najaf e Kerbala: contesto e partecipazione

Contemporaneamente agli scontri militari, la salma dell’ayatollah Khamenei ha attraversato città sacre in Iraq: cortei si sono svolti a Najaf e Kerbala con ampia partecipazione popolare secondo le autorità locali. La presenza dei cortei ha contribuito a una mobilitazione diffusa e ha avuto effetti sulla percezione pubblica della crisi regionale.

In questo scenario complesso, la situazione resta fluida: tra azioni militari, annunci politici e movimenti navali nello Stretto di Hormuz, la regione affronta una nuova fase di tensione che potrebbe avere ulteriori sviluppi nelle ore successive.

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