Il Venezuela è stato colpito da una serie di terremoti devastanti che hanno lasciato il paese in uno stato di emergenza. Nel tardo pomeriggio di ieri, una sequenza sismica doppia ha scosso la nazione, causando gravi danni e numerose vittime. La prima scossa, di magnitudo 7.2, ha avuto come epicentro la zona di San Felipe nello stato di Yaracuy, seguita da una seconda scossa ancora più potente, di magnitudo 7.5, a sud-est di Yumare.
L’onda d’urto si è propagata rapidamente, colpendo duramente la capitale Caracas e la costa. Il bilancio attuale è di 164 morti e oltre 1000 feriti, con oltre 11.000 dispersi. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha proclamato lo stato di emergenza, definendo la situazione una vera e propria tragedia nazionale.
La Guaira dichiarata zona di disastro
Lo stato costiero di La Guaira, in particolare la città di Catia La Mar, è stato ufficialmente dichiarato zona di disastro. Interi complessi residenziali, come i palazzi Hugo Chávez e le strutture di Playa Grande, sono collassati. Le fughe di gas hanno innescato incendi diffusi, aggravando ulteriormente la situazione.
A Caracas, la paura ha paralizzato la metropoli.
I sindaci dei municipi cittadini hanno confermato le prime vittime causate dal cedimento strutturale di decine di palazzine. Anche l’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía ha dovuto sospendere tutti i voli a causa del crollo dei controsoffitti nei terminal, costringendo centinaia di passeggeri a fuggire sulle piste.
Il crollo del ponte di Caraballeda e le conseguenze logistiche
Nel pomeriggio di oggi, un’ulteriore replica sismica di magnitudo 4.9 ha causato il crollo del ponte che collega Caraballeda con il resto dello stato di La Guaira. Questo evento ha ulteriormente complicato le operazioni di soccorso e la gestione dell’emergenza, isolando una delle aree più colpite dai terremoti dei giorni scorsi.
Il blocco della viabilità ha ostacolato l’ingresso dei macchinari pesanti e degli aiuti umanitari destinati alle comunità locali. La Guaira ha già registrato danni a decine di edifici, ospedali e servizi pubblici a partire dal 24 giugno. La seconda scossa di rilievo registrata nella giornata di venerdì, di magnitudo 4.4, ha mantenuto la popolazione e le squadre della protezione civile in massima allerta.
La situazione per la comunità italo-venezuelana
Sul fronte italiano, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato immediatamente l’Unità di crisi della Farnesina. L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha confermato che non risultano vittime tra i connazionali registrati sul portale Viaggiare Sicuri.
Tuttavia, la situazione resta critica per la numerosa comunità italo-venezuelana. Molte abitazioni di nostri connazionali sono andate distrutte e l’ambasciata ha aperto le proprie porte per dare rifugio alle famiglie sfollate. L’Italia, in coordinamento con i consolati di Caracas e Maracaibo, ha già avviato le procedure per richiedere all’Unione Europea l’attivazione formale del meccanismo di protezione civile.
