La devastante alluvione che ha colpito l’area tra Nepal e Tibet ha travolto villaggi, ponti e collegamenti stradali, lasciando dietro di sé un bilancio drammatico. Tra le persone coinvolte ci sono anche due italiani, rimasti bloccati durante il viaggio verso Kathmandu ma in buone condizioni. La Farnesina segue la loro situazione e quella degli altri connazionali presenti nell’area.
Alluvione disastrosa tra Nepal e Tibet: almeno 95 morti e 403 dispersi
Le autorità nepalesi hanno riferito di almeno 95 vittime, mentre il Nepal Tourism Board ha aggiornato a 403 il numero dei turisti e viaggiatori dei quali non si hanno notizie: 341 sono cittadini stranieri. Tra questi figurano persone provenienti da numerosi Paesi, con gruppi particolarmente consistenti di indiani, statunitensi, britannici e canadesi.
Secondo le prime ricostruzioni, l’alluvione potrebbe essere stata innescata da una gigantesca frana di roccia e ghiaccio precipitata in un corso d’acqua nella regione himalayana; tra le ipotesi al vaglio c’è anche il possibile ruolo di un terremoto registrato poco prima nella zona. Le autorità hanno inoltre avvertito che il pericolo potrebbe non essere completamente cessato, per la presenza di un’ostruzione a monte del fiume.
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di intensificare le ricerche e le operazioni di soccorso, mentre l’emergenza continua a interessare entrambi i lati del confine himalayano.
Alluvione disastrosa tra Nepal e Tibet: la testimonianza dell’italiano 42enne bloccato
Giovanni Fassini, commercialista bresciano di 42 anni, e l’amico Marco Lombardi, pasticcere di 23, si trovano in Nepal da metà agosto. Durante il trasferimento da Pokhara verso Kathmandu, dove avrebbero dovuto prendere il volo per tornare in Italia, il loro autobus è rimasto intrappolato lungo il percorso a causa della piena e delle frane. «Non era possibile andare avanti o tornare indietro, perché nel frattempo il fiume aveva esondato e aveva riempito di fango tutta la strada», ha raccontato Fassini al Corriere della Sera.
L’allarme era scattato poco prima dell’arrivo dell’ondata d’acqua: il mezzo era stato fermato perché la strada più avanti risultava già compromessa. Poco dopo la situazione è precipitata, con fango e detriti che hanno invaso la carreggiata e alcuni ponti spazzati via dalla corrente. «Abbiamo visto anche un ponte, che avremmo dovuto percorrere qualche chilometro dopo, travolto dall’acqua», ha spiegato il 42enne. Il bus è rimasto fermo per diverse ore mentre ruspe e soccorritori lavoravano per rendere nuovamente percorribile almeno una parte della strada. Una volta aperto un passaggio, il gruppo ha deciso di tornare verso Pokhara. Da lì Fassini e Lombardi puntano a raggiungere Kathmandu con un volo interno, evitando un nuovo trasferimento via terra.
La Farnesina segue i due italiani in Nepal: “Stanno bene”
Nonostante le difficoltà, i due bresciani hanno rassicurato sulle proprie condizioni. «È tutto sotto controllo. Il nostro stato è soprattutto legato a tratti di strada franati o sommersi, ma stiamo bene», ha spiegato Fassini, sottolineando però la gravità della situazione nei centri investiti direttamente dalla piena. In alcune zone i collegamenti sono stati cancellati e intere comunità sono rimaste isolate.
La vicenda è stata segnalata alla Farnesina, che sta seguendo i connazionali presenti nell’area. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che i due italiani coinvolti sono in buone condizioni e vengono assistiti dalla diplomazia italiana in vista del rientro. In base alle registrazioni sulla piattaforma “Dove siamo nel mondo”, sarebbero circa 90 i connazionali presenti tra Nepal e Tibet. Al momento non risultano altri italiani coinvolti direttamente nel disastro.
