Il Cervino è stato chiuso alle ascensioni guidate dopo una frana sulla parete sud e il peggioramento delle condizioni di sicurezza. A preoccupare le guide alpine sono soprattutto il caldo estremo e lo scioglimento del permafrost, che rendono la montagna sempre più instabile.
Zero termico oltre i 4.000 metri: il caldo scioglie il permafrost e aumenta il rischio
Dietro l’instabilità della Gran Becca c’è un fenomeno sempre più evidente sulle Alpi: l’aumento delle temperature in alta quota. Lo zero termico, un tempo eccezionalmente elevato oltre i 4.000 metri, è ormai un fenomeno sempre più frequente. Alla fine di giugno, sul Cervino, è arrivato nella fascia compresa tra 4.300 e 4.800 metri, mentre oltre quota 4.000 sono state osservate pioggia, grandine e persino vere e proprie cascate d’acqua che scorrevano sulle pareti.
Un altro dato significativo arriva dalla Capanna Margherita, sul massiccio del Monte Rosa: a 4.554 metri il termometro aveva raggiunto 9,5 °C, superando di 0,2 °C il precedente record del 2016.
Il problema riguarda anche il permafrost, cioè lo strato di terreno e roccia permanentemente congelato che contribuisce a mantenere compatti alcuni settori della montagna. Quando il ghiaccio nelle fratture si scioglie, le rocce possono perdere stabilità e aumentare il rischio di crolli e frane.
Le piogge intense possono aggravare ulteriormente la situazione, favorendo la disgregazione degli ammassi rocciosi. Un fenomeno già osservato in passato: nell’estate eccezionalmente calda del 2003, sul Cervino si verificò il celebre crollo della Cheminée lungo la via italiana.
Quest’anno i segnali sono stati particolarmente evidenti, comprese le immagini della cascata d’acqua comparsa sulla parete nord alla fine di giugno. Per monitorare l’evoluzione della situazione, ARPA Valle d’Aosta ha installato il 14 luglio una nuova stazione meteorologica nei pressi della Capanna Carrel, a circa 3.800 metri, dotata di strumenti per rilevare temperatura, umidità, vento e radiazione solare.
Caldo estremo, “chiuso” il monte Cervino: “Rocce instabili, alto rischio frane”
Il Cervino, o Matterhorn sul versante svizzero, è una delle vette più iconiche dell’arco alpino. Con i suoi 4.478 metri di altezza e la caratteristica forma piramidale, la Gran Becca è immediatamente riconoscibile. Ma in questi giorni quella montagna considerata quasi immutabile ha imposto uno stop alle ascensioni. La Società Guide del Cervino ha infatti sospeso l’accompagnamento dei clienti verso la vetta e ha invitato alla massima prudenza anche gli alpinisti esperti che intendono affrontare autonomamente la salita. Una decisione legata soprattutto al deterioramento delle condizioni ambientali e all’aumento del rischio di distacchi di roccia.
L’allarme è scattato ulteriormente dopo la grande frana del 5 agosto, quando una consistente quantità di materiale si è staccata dalla parete sud, a circa 3.900 metri di quota. Il distacco, fortunatamente, non ha coinvolto persone e non ha interessato la via normale italiana, ma è stato sufficiente a spingere le guide a interrompere le ascensioni in attesa di condizioni più sicure.
Una scelta analoga era già stata adottata sul versante svizzero dalle guide di Zermatt, che a metà luglio avevano limitato o sospeso le salite lungo la normale dell’Hörnli. La causa principale è il caldo anomalo, che sta modificando l’equilibrio della montagna. “Non possiamo fare finta di niente – dice Laurent Nicoletta, presidente delle guide alpine del Cervino – perché il rischio è troppo alto“.
