Oltre cinquanta persone, tra cui cittadini russi, hanno comunicato l’intenzione di avviare uno sciopero della fame questa settimana per protestare contro le condizioni di vita che definiscono insostenibili nel Folkston D. Ray ICE Processing Center della Georgia.
Il centro, gestito dal privato GEO Group in virtù di un contratto da 47 milioni di dollari stipulato con il Dipartimento della Sicurezza Interna, è stato ampliato lo scorso anno e comprende anche una sezione ricavata da un ex penitenziario.
Le lamentele dei detenuti e la denuncia del 14 settembre
Un documento redatto il 14 settembre e firmato da quattordici prigionieri, due dei quali russi, elenca una serie di carenze: assistenza medica e dentraria inadeguata, difficoltà di comunicazione con l’esterno, atteggiamenti sprezzanti da parte del personale e condizioni abitative degradanti. Tra i problemi più ricorrenti vi sono la scarsa ventilazione, la presenza di muffa sui soffitti e sui materassi, la limitata possibilità di uscire all’aperto e l’impossibilità di dormire adeguatamente.
Un firmatario ha dichiarato di non aver ricevuto una pulizia dentale in quasi due anni di detenzione.
Il documento, originariamente scritto in cirillico, è stato consegnato a diversi organi federali di vigilanza. Le mogli dei due firmatari hanno confermato che la denuncia è stata inviata formalmente e hanno descritto le loro preoccupazioni riguardo al cibo alla mancanza di sonno e alla difficoltà di ottenere cure mediche essenziali.
Ispezione del 6 ottobre e sviluppo della protesta
Un’ispezione programmata per il 6 ottobre ha provocato una lieve miglioria nella fornitura di cibo e in alcuni aspetti abitativi, secondo i detenuti. Tuttavia, la popolazione carceraria rimane scettica sulla permanenza di tali cambiamenti, temendo che siano solo provvisori.
Il sciopero della fame doveva iniziare il giorno dell’ispezione, ma alcuni partecipanti hanno cominciato a rifiutare il cibo già lunedì. L’obiettivo dichiarato è “interrompere lo spettacolo” dell’ispezione, attirare l’attenzione sui problemi quotidiani e dimostrare l’esistenza di gravi reclami contro la struttura.
Pressioni del personale e minacce
Secondo i racconti raccolti, il personale ha avvertito i potenziali scioperanti della possibile separazione o isolamento in caso di persistenza della protesta. Le autorità di gestione – sia l’ICE che il GEO Group – non hanno fornito alcun commento.
Il contesto più ampio e le altre nazionalità coinvolte
Negli ultimi anni centinaia di russi sono giunti negli Stati Uniti per chiedere asilo politico; molti di loro sono finiti nelle strutture dell’ICE sia sotto l’amministrazione Biden che sotto quella Trump, spesso subendo lunghe detenzioni in attesa di una decisione sul loro caso. Alcuni sono stati rimpatriati forzatamente in Russia.
Lo sciopero della fame non è limitato ai soli russi: partecipano detenuti di diverse nazionalità, anche se non è stato possibile stabilire quanti russi prendano parte all’azione.
Il GEO Group sostiene sul proprio sito che il centro garantisce servizi di base, tra cui assistenza medica 24 ore su 24 pasti approvati da un dietista e visite sia in presenza che virtuali, oltre ad essere accreditato dall’American Correctional Association. Tuttavia, le testimonianze dei detenuti dipingono una realtà ben diversa.
