Nuovo ostacolo per Donald Trump: la Corte d’Appello federale ha confermato il blocco dei lavori della maxi sala da ballo alla Casa Bianca, concedendo però due settimane all’amministrazione per un eventuale ricorso alla Corte Suprema.
Il progetto contestato della sala da ballo e il possibile ricorso alla Corte Suprema
Al centro della controversia c’è il progetto per una nuova sala da ballo di oltre 90.000 piedi quadrati (circa 8.360 metri quadrati), destinata a ospitare grandi ricevimenti di Stato, cerimonie ufficiali ed eventi istituzionali. Secondo l’amministrazione Trump, l’opera, finanziata con fondi privati, sarebbe necessaria sia per ampliare gli spazi destinati agli incontri ufficiali sia per migliorare alcuni aspetti legati alla sicurezza della Casa Bianca.
Una ricostruzione che non ha però convinto i giudici.
Il procedimento era stato avviato dal National Trust for Historic Preservation, che ha contestato l’avvio del cantiere e le modifiche previste all’ex Ala Est senza il preventivo via libera del Congresso, ritenuto indispensabile per interventi strutturali di tale portata sul complesso presidenziale.
La Corte ha precisato che il caso non riguarda il merito del progetto né il suo valore architettonico o politico, ma esclusivamente il rispetto delle procedure previste dalla legge.
A sostenere la conferma dello stop sono stati i giudici Patricia Millett e Brad Garcia, mentre Neomi Rao, nominata dallo stesso Trump, ha espresso voto contrario. Ora l’amministrazione dispone di due settimane per rivolgersi alla Corte Suprema, che potrebbe decidere se esaminare il caso e aprire un nuovo capitolo della battaglia legale sul controverso progetto di trasformazione della Casa Bianca.
Guai per Trump, sala da ballo bloccata dalla Corte d’Appello: cosa succede ora
Nuovo ostacolo giudiziario per Donald Trump. La Corte d’Appello federale del Distretto di Columbia ha confermato il blocco della maggior parte dei lavori per la costruzione della maxi sala da ballo da circa 400 milioni di dollari, prevista nell’area dell’ex Ala Est della Casa Bianca. La decisione, adottata con due voti favorevoli e uno contrario, conferma il precedente provvedimento del giudice federale Richard Leon, secondo cui un intervento di questa portata non può essere avviato senza una specifica autorizzazione del Congresso.
I giudici hanno tuttavia disposto una sospensione di 14 giorni dell’ordinanza, concedendo all’amministrazione il tempo necessario per presentare un eventuale ricorso alla Corte Suprema. Lo stop riguarda la quasi totalità dei lavori in superficie, mentre potranno proseguire soltanto le opere già avviate nel sottosuolo.
