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Salvini, terremoto politico: dirigenti della Lega lombarda ne chiedono le dimissioni

Salvini, terremoto politico: dirigenti della Lega lombarda ne chiedono le dimissioni

La Lega lombarda chiede le dimissioni di Matteo Salvini. La decisione del politico.

La leadership di Matteo Salvini torna a essere messa in discussione all’interno della Lega. Durante una riunione del direttivo lombardo, convocata dallo stesso segretario federale nella sede di via Bellerio a Milano, una parte consistente dei dirigenti regionali ha espresso forti critiche nei suoi confronti, arrivando in diversi casi a chiedergli di lasciare la guida del partito.

Il malcontento sarebbe legato soprattutto al calo dei consensi registrato negli ultimi anni e alla perdita di sostegno anche in territori storicamente vicini alla Lega. Bergamo, Brescia e Varese, che rappresentano circa il 70% degli iscritti lombardi, si sarebbero schierate in larga parte contro Salvini.

Matteo Salvini: le critiche dei dirigenti e il calo dei consensi

Dei 31 interventi durante la riunione, soltanto sei sarebbero stati favorevoli a Salvini. Almeno cinque dirigenti gli avrebbero chiesto esplicitamente di dimettersi, mentre gli altri interventi avrebbero espresso comunque forti perplessità sulla gestione del partito.

Tra le voci più critiche quelle dell’ex deputato Daniele Belotti, dell’assessore regionale Massimo Sertori e di diversi esponenti territoriali di Brescia e Bergamo.

Al centro delle contestazioni c’è soprattutto la perdita di consenso della Lega, passata dal 34% delle Europee del 2019 a percentuali molto più basse nei sondaggi recenti. Secondo Belotti, il problema non sarebbe tanto il programma politico quanto la credibilità di chi lo rappresenta. Anche Attilio Fontana avrebbe invitato Salvini a riportare al centro temi storici come il federalismo.

Salvini non si dimette e prepara una nuova squadra

Tra le principali contestazioni rivolte al segretario c’è anche la gestione del caso Roberto Vannacci, prima candidato ed eurodeputato della Lega, poi vicesegretario e infine uscito dal partito per fondare Futuro Nazionale. Salvini ha ascoltato gli interventi prendendo appunti, senza replicare durante la discussione. Al termine, però, ha chiarito di non avere intenzione di dimettersi, definendo inoltre alcuni degli interventi “disgustosi”.

In vista del raduno di Pontida del 20 settembre, il segretario dovrà ora definire una nuova squadra destinata ad affiancarlo nella gestione del partito. L’ipotesi è quella di una sorta di direzione collegiale, simile alla cabina di regia già immaginata nei mesi scorsi, con l’obiettivo di ricomporre le tensioni interne senza mettere formalmente in discussione la leadership di Salvini.

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