La ministra Roccella e la sparizione del corpo del marito all’interno del lago di Vico durante il mese di giugno, gli esperti sommozzatori hanno provato per diverse settimane a cercare il corpo dell’uomo disperso nel fondale ma a seguito di ricerche sempre più approfondite sono emersi di recente sviluppi importanti sul caso.
I sommozzatori ed il lavoro senza sosta
I sommozzatori della Polizia di Stato hanno passato settimane a cercare di recuperare il corpo disperso ma tutti i tentativi effettuati non hanno dato alcun riscontro.
L’acqua del lago è decisamente profonda e scura e non è facile trovare un corpo disperso e allo stesso tempo le correnti allontanano qualunque cosa e non avendo riferimenti le ricerche si complicano rendendo tutto molto più complicato.
La determinazione nella risoluzione del caso e ulteriori elementi hanno stabilito che questa settimana potesse essere decisiva per avere sviluppi importanti.
Ritrovato il corpo di Luigi Cavallari
Le ricerche dei sommozzatori congiuntamente ai vigili del fuoco hanno permesso di ritrovare il corpo nel lago di Vico, ad un chilometro di distanza da dove l’uomo si era tuffato per fare il bagno.
I vigili del fuoco hanno comunicato di aver trovato un corpo all’Adnkronos, dopo le verifiche del caso si è stabilito che si trattava dell’ingegnere e professore universitario, marito della Ministra Roccella, di 84 anni.
Il ritrovamento pone fine alle ricerche durate oltre un mese per tentare di ritrovare il corpo che dopo quel tuffo non è più riemerso lasciando la ministra e la figlia nella speranza di poterlo ritrovare pur sapendo non fosse più in vita.
Perché è stato così difficile trovare il corpo
Le operazioni di ricerca si sono rivelate particolarmente complesse a causa delle caratteristiche del Lago di Vico. Il fondale, che raggiunge una profondità di circa 50 metri, è ricoperto nei primi 8-9 metri da una fitta vegetazione acquatica, un elemento che rende molto difficile individuare persone o oggetti sommersi.
Le difficoltà sono state aggravate anche dalle condizioni di visibilità praticamente nulle. Al di sotto dello strato di vegetazione, infatti, il fondale è costituito da sedimenti limo-argillosi che, al minimo spostamento d’acqua, sollevano una densa nube di particelle, limitando la visuale dei sommozzatori anche a pochi centimetri di distanza.
Per questo motivo le immersioni non sono state sufficienti da sole. Le squadre di soccorso hanno impiegato anche sonar a scansione laterale, una tecnologia che consente di analizzare il fondale attraverso onde acustiche e rilevare eventuali anomalie anche in assenza di visibilità. L’integrazione tra strumenti tecnologici e interventi dei sommozzatori ha infine permesso di individuare il corpo dopo oltre un mese di ricerche.
