Nel 2026, il fenomeno migratorio in Europa ha registrato cambiamenti significativi rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati preliminari di Frontex gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea sono diminuiti del 37% nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2026, attestandosi a circa 61mila rilevamenti.
Questi numeri non includono, tuttavia, gli eventi eccezionali registrati a fine luglio a Ceuta in Spagna, dove circa 72mila persone hanno cercato di entrare nell’enclave spagnola in pochi giorni.
La maggior parte di loro è stata rapidamente rimpatriata.
Le rotte migratorie nel 2026
La rotta del Mediterraneo orientale è risultata la più battuta, con 20.232 rilevamenti in calo del 28% rispetto all’anno precedente. A seguire, il Mediterraneo centrale con 16.454 attraversamenti in diminuzione del 55%. In controtendenza, il Mediterraneo occidentale unica grande rotta in aumento, con 11.217 attraversamenti un incremento del 37%.
Il caso di Ceuta e la crisi migratoria
La crisi migratoria a Ceuta ha messo in luce la vulnerabilità delle frontiere esterne dell’Unione europea. Secondo le autorità spagnole, circa 72mila migranti sono entrati nell’enclave dal Marocco in due giorni, in uno dei più grandi movimenti verso territorio dell’Unione degli ultimi anni.
La maggior parte è stata riportata indietro rapidamente.
Questo episodio ha evidenziato come le rotte migratorie possano cambiare rapidamente in base a vari fattori, tra cui i controlli, le guerre, gli accordi diplomatici e le decisioni giudiziarie. Frontex stessa avverte che la pressione può spostarsi rapidamente da una direttrice all’altra.
La cooperazione con i Paesi di transito
La cooperazione con i Paesi di transito è ormai un pilastro della strategia europea. Accordi e finanziamenti hanno rafforzato i controlli in LibiaTunisiaEgittoMaroccoMauritania e Senegal. Frontex attribuisce una parte della diminuzione degli attraversamenti del 2026 e dei primi mesi del 2026 proprio a questa collaborazione.
Tuttavia, la crisi a Ceuta ha sollevato dubbi sul ruolo del Marocco e sulla dipendenza dell’Unione dai Paesi che controllano le partenze. Magnus Brunner commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, ha sottolineato che “finché il controllo dipende dalla buona volontà di un solo Paese vicino, restiamo vulnerabili”.
Le organizzazioni per i diritti umani chiedono di ampliare i canali legali per la migrazione, sostenendo che l’assenza di percorsi realistici per lavoro e protezione crea spazio per le reti criminali. Questo è uno dei nodi del confronto europeo sulla gestione del fenomeno migratorio.
