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Iran-Usa, scade la tregua: Hormuz resta chiuso, nave colpita nello Stretto

Iran-Usa, scade la tregua: Hormuz resta chiuso, nave colpita nello Stretto

Hormuz resta chiuso e cresce la tensione tra Washington e Teheran: Erdogan interviene per favorire la ripresa del dialogo diplomatico.

Torna a salire la tensione in Medio Oriente dopo la scadenza della tregua tra Stati Uniti e Iran. Teheran mantiene chiuso lo Stretto di Hormuz, mentre una nave è stata colpita durante il transito e la diplomazia tenta di riaprire il dialogo.

Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, Teheran detta le condizioni agli Stati Uniti

La tregua di sessanta giorni tra Stati Uniti e Iran, stabilita a giugno con il memorandum di Islamabad, è arrivata alla scadenza senza una soluzione definitiva alla crisi. Teheran ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso al traffico commerciale finché Washington non rispetterà gli impegni previsti dall’intesa provvisoria. Il presidente del Parlamento e principale negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha indicato tra le condizioni la fine del blocco navale statunitense, la revoca delle sanzioni sul petrolio, lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e lo stop alle minacce e alle operazioni militari.

“Voglio affermare chiaramente che lo Stretto di Hormuz non sarà riaperto finché gli impegni americani previsti nel memorandum d’intesa… non saranno attuati“, ha dichiarato Ghalibaf alla televisione di Stato.

La chiusura della rotta, attraverso la quale prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio commercializzato a livello mondiale, è in vigore da quando Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio.

Nel frattempo Teheran sta discutendo separatamente con l’Oman, tradizionale mediatore tra le parti, un possibile meccanismo per gestire le navi in transito. La prospettiva ha provocato la dura reazione di Donald Trump, che in un’intervista a Fox News ha minacciato di “bombardare pesantemente” l’Oman qualora “si metterà di mezzo”. Il presidente americano aveva inoltre annunciato l’intenzione di proclamare lo stretto “territorio degli Stati Uniti”, suscitando la replica del viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi: “Lo Stretto di Hormuz è sempre stato iraniano, è iraniano e resterà iraniano“. Il funzionario ha aggiunto che “questo stretto sarà chiuso e riaperto solo sotto il comando dell’Iran“. La via d’acqua, larga circa 35 chilometri nel punto più stretto, è condivisa geograficamente tra Iran e Oman.

Nave colpita nello Stretto di Hormuz, Erdogan spinge per la diplomazia

Ad aumentare ulteriormente la tensione è stato un nuovo incidente marittimo nello Stretto di Hormuz. Secondo la UKMTO, una nave in uscita dalla zona è stata raggiunta da un proiettile di origine non identificata: “L’addetto alla sicurezza della compagnia ha segnalato che la nave è stata colpita da un proiettile non identificato durante una manovra di transito in uscita dallo Stretto di Hormuz”. L’impatto ha danneggiato la sala macchine e, secondo quanto comunicato inizialmente, ha provocato la morte di un membro dell’equipaggio, mentre i superstiti “stanno ricevendo assistenza dalla guardia costiera omanita”.

Le autorità hanno aperto un’indagine e la UKMTO ha invitato le imbarcazioni presenti nell’area alla massima cautela, precisando che non risultano conseguenze ambientali, nonostante i timori per possibili fuoriuscite di petrolio dalle navi danneggiate. Sul piano diplomatico, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha avuto un colloquio telefonico con Trump, invitandolo a proseguire i negoziati con Teheran e offrendo il sostegno di Ankara. Secondo Anadolu, Erdoğan ha sottolineato quanto sia «importante» sfruttare pienamente gli strumenti diplomatici e ha ricordato che l’accordo congiunto di difesa della Mecca tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita “dimostra una posizione forte nel garantire la stabilità e la sicurezza regionali”.

Il leader turco ha affrontato anche la situazione a Gaza, assicurando che Ankara “continuerà a sostenere una pace duratura nella regione e le iniziative volte alla ricostruzione“. Intanto il conflitto continua ad alimentare tensioni su più fronti: in Libano meridionale sono stati segnalati bombardamenti israeliani nelle aree di Majdal Zoun, al-Mansouri, Haddatha e Baraachit, mentre l’agenzia palestinese Wafa ha riferito di attacchi di coloni israeliani in Cisgiordania, tra Turmus Aya, Beita, Tuqu e l’area di Tubas, con due giovani feriti e danni a terreni, veicoli e a un acquedotto. Sul dossier Gaza, infine, il Board of Peace starebbe valutando un nuovo schema che prevede la consegna in un’unica soluzione di tutte le armi di Hamas e il contestuale ritiro completo israeliano dalla Striscia. Secondo Ynet, la proposta sarebbe stata discussa da Jared Kushner e Benjamin Netanyahu: “Vogliamo un disarmo completo senza compromessi sulla questione e non intendiamo permettere alcun tipo di manovra sulla questione”, avrebbe affermato una fonte interna al Board.

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