Secondo i dati ufficiali Istat, nel 2025 il PIL delle regioni meridionali è cresciuto dello 0,6%, contro lo 0,5% del Centro-Nord. Lo stesso dato viene confermato e approfondito dall’ultimo report Svimez, che stima per il Mezzogiorno una crescita leggermente più alta, pari allo 0,7%. Le due fonti concordano sulla sostanza: per il quarto anno consecutivo il Sud ha fatto meglio del Nord.
Un periodo così esteso in cui il Mezzogiorno cresce più del resto del Paese non si verificava nelle serie statistiche omogenee disponibili dal 1980. Per trovare qualcosa di paragonabile bisogna tornare agli anni del boom economico del dopoguerra, quando l’Italia intera correva a ritmi che oggi ci sogniamo.
I numeri che fanno male (soprattutto al Nord)
Guardando il quadriennio 2022-2024, il PIL è cresciuto dell’8,6% al Sud contro il 5,6% del Centro-Nord: tre punti percentuali di scarto cumulato in quattro anni. Non è una coincidenza. È una tendenza.
E nel 2025 il dettaglio regionale fa ancora più rumore: a crescere di più è stato il Centro con +1%, mentre il fanalino di coda è il Nord-Ovest, fermo a un misero +0,3%.
Lombardia e Veneto — i simboli storici del “motore d’Italia” — soffrono la crisi dell’export in un contesto internazionale che ha smesso di premiare le economie manifatturiere tradizionali. Il Veneto segna addirittura -0,7%, il Piemonte -0,4%.
Intanto al Sud: Calabria +3,8%, Campania +2,6%, Basilicata +1,6%.
Non solo PIL: anche sul fronte occupazione il Mezzogiorno guida la classifica nazionale con una crescita degli occupati dell’1,5% nel 2025, quasi il triplo del +0,6% registrato al Centro-Nord. Tra le regioni meridionali spiccano Calabria (+3,8%) e Campania (+2,6%).
Ma attenzione, non è ancora un ribaltone
Qui un giornalista onesto deve fermarsi e guardare anche dall’altra parte del tavolo. Il PIL pro-capite del Sud resta poco superiore alla metà di quello registrato al Nord. Il divario strutturale accumulato in settant’anni non si colma in quattro. Il Sud cresce più velocemente, ma da una base così bassa che occorreranno ancora decenni di crescita differenziale per avvicinarsi ai livelli del Centro-Nord.
Il divario salariale rimane ampio: i lavoratori a tempo pieno e indeterminato del Nord percepiscono una retribuzione mediana annua di circa 5.000 euro superiore a quella dei colleghi meridionali.
E poi c’è la grande ferita demografica: nel Mezzogiorno i residenti tra 18 e 35 anni sono passati da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026, con una perdita di oltre 313mila giovani. Il Sud cresce nel PIL ma perde i propri figli migliori. Ed è difficile costruire un futuro senza i propri giovani.
Cosa sta trainando la crescita: PNRR e costruzioni
La risposta è in larga parte nei cantieri. Nel periodo 2022-2025 gli investimenti in costruzioni sono aumentati del 48,6% nel Mezzogiorno, contro il 34,3% del Centro-Nord. Il PNRR sta erogando risorse in modo relativamente omogeneo su tutto il territorio nazionale, ma il Sud — partendo da infrastrutture storicamente più carenti — riceve un impatto proporzionalmente molto più forte su ogni euro investito.
Il rischio, che gli economisti più prudenti segnalano da tempo, è che si tratti di una crescita sostenuta da cantieri temporanei piuttosto che da un sistema produttivo radicalmente trasformato. Quando i fondi del PNRR si esauriranno, il Sud sarà in grado di camminare davvero con le proprie gambe?
La domanda che divide l’Italia
C’è chi legge questi dati come la prova che il Mezzogiorno, finalmente, ce la sta facendo. Che le politiche di investimento pubblico funzionano. Che la narrazione del Sud-palla-al-piede era, almeno in parte, una comoda ideologia coltivata per decenni da chi aveva interesse a mantenerla.
E c’è chi risponde che quattro anni di crescita dello 0,6-0,7% non cancellano settant’anni di divario, e che celebrare due decimali di vantaggio sul Nord mentre la Spagna galoppa a +2,8% è ottimismo un po’ coraggioso.
Entrambe le posizioni hanno qualcosa di vero. Ed è esattamente per questo che questi dati continueranno a far discutere – e a far arrabbiare – ancora a lungo.
