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Tre atti di danneggiamento sulla lapide del ex sindaco di Treviglio

Tre atti di danneggiamento sulla lapide del ex sindaco di Treviglio

Una donna ultranovantenne ha distrutto tre volte la lapide di Ermanno Riganti, riaprendo un conflitto nato negli anni ’60 per un esproprio.

Nel cimitero comunale di Treviglio, la lapide di Ermanno Riganti ex sindaco della città dal 1965 al 1975, è stata oggetto di tre atti di vandalismo in pochi mesi. Il primo episodio è stato registrato il 14 agosto, seguito da due ulteriori lesioni nel corso di settembre. La vittima, deceduta nel 2007 all’età di 87 anni, ha riemerso sotto i riflettori a causa dei danni arrecati al proprio monumento funebre, provocando indignazione tra i cittadini e le autorità locali.

Una sequenza di danni: dall’agosto a settembre

Il 14 agosto, la tomba è stata per la prima volta violata: la foto di Riganti incastonata nella lapide è stata frantumata e, accanto al segno del danno, è stato lasciato un frammento di granito recante un insulto scritto a mano. Il gesto non è rimasto isolato; nel mese di settembre la stessa lapide è stata nuovamente colpita, con segni di graffi e ulteriori frammenti di pietra rimossi, dimostrando una volontà di ripetere l’atto distruttivo.

Gli investigatori hanno registrato ogni dettaglio, notando che tutti gli atti erano stati compiuti con stessi strumenti e nello stesso punto della tomba, elemento decisivo per ricostruire la dinamica dei fatti.

Il primo episodio del 14 agosto

Secondo le ricostruzioni, l’operatore del crimine ha agito in pieno giorno, sfruttando la scarsa sorveglianza del cimitero.

Il frammento di granito lasciato come biglietto di minaccia è stato interpretato come un chiaro segnale personale, non un atto casuale. La natura deliberata del gesto ha spinto le autorità a considerare sin da subito la possibilità di un movente di lunga data, non un semplice atto di trasgressione.

Gli ulteriori danni di settembre

Le due ripetizioni avvenute a settembre hanno mostrato una continuità di intenti. Le autorità hanno osservato che le lesioni facevano riferimento allo stesso punto della prima defacement, indicando una ricerca di vendetta più che un caso isolato. L’eventualità di un coinvolgimento di più soggetti è stata esclusa grazie alle registrazioni delle telecamere di zona, che hanno indicato la presenza di una sola figura, anziana, al momento dei danni.

Indagini della Polizia di Bergamo e identificazione dell’autrice

Il Commissariato di Treviglio in collaborazione con la Polizia locale di Treviglio ha avviato un’indagine approfondita, supportata da tecniche di ricostruzione forense e analisi dei residui di materiale. Le tracce raccolte hanno permesso di identificare la responsabile: una donna ultranovantenne, residente nella zona, la cui famiglia era stata direttamente colpita da un esproprio di terreno negli anni ’60, quando Riganti era ancora in carica. Il conflitto di allora, legato alla confisca di un appezzamento agricolo di proprietà della donna, non era mai stato risolto e, secondo le dichiarazioni dell’interrogata, rappresentava un rancore irrisolto da più di sessant’anni.

Il legame storico con l’esproprio del ’60

Nel periodo 1965-1975, il Comune di Treviglio ha proceduto all’acquisizione forzata di alcuni terreni appartenenti a famiglie locali per favorire la crescita urbana. La famiglia della donna aveva perso un appezzamento di circa un ettaro, decisione che aveva generato una profonda frustrazione. La donna ha dichiarato di aver tenuto viva la memoria di quell’evento, considerandolo una ingiustizia personale che si è manifestata solo ora, nel contesto della lapide dell’ex sindaco.

Una volta individuata, la donna è stata denunciata all’Autorità giudiziaria per i tre atti di danni contro la tomba. Il giudice ha offerto la possibilità di una risoluzione conciliatoria: la responsabile ha accettato di risarcire integralmente i danni, pagando la somma richiesta per la riparazione della lapide e per il rimborso delle spese di restauro. L’atto di risarcimento è stato formalizzato in via conciliatoria, chiudendo così la vicenda sul piano penale, ma lasciando aperta la discussione sul ruolo delle decisioni amministrative del passato nella vita delle comunità.

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