Teheran si prepara a una cerimonia funebre di portata eccezionale per Ali Khamenei, ex Guida Suprema dell’Iran. Tra solenni riti religiosi, forte partecipazione popolare e una regia politica altamente simbolica, l’evento assume anche un chiaro valore geopolitico. I funerali, tra Iran e Iraq, diventano così un momento di lutto nazionale e insieme una prova di forza del sistema iraniano sul piano interno e internazionale.
I funerali di Khamenei che ridisegnano equilibri e alleanze: “Sospesi i colloqui indiretti tra Iran e Usa”
La cerimonia non ha solo una dimensione interna, ma si configura come un evento geopolitico globale. Sono attese “delegazioni da quasi 100 Paesi”, con l’assenza dei governi occidentali e dei Paesi europei non invitati, mentre tra i presenti figurano il premier pakistano Shehbaz Sharif, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, rappresentanti di Hezbollah e dei talebani afgani, oltre al vicepresidente turco Cevdet Yilmaz e al cinese He Wei.
La partecipazione internazionale diventa così una rappresentazione degli equilibri del nuovo ordine mondiale e delle alleanze dell’Iran.
Sul piano politico, i funerali segnano anche una fase di transizione: come riportato da fonti internazionali, tra cui la CNN, i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti risultano sospesi durante le esequie.
Teheran si ferma per Khamenei: la bara nella Grande Moschea durante i funerali
Alla Grande Moschea di Teheran si è aperta la cerimonia funebre dedicata ad Ali Khamenei, ucciso lo scorso 28 febbraio in un raid congiunto statunitense e israeliano. Tra le immagini più forti della giornata, il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf appare in lacrime davanti alla bara. La scena si inserisce in un’imponente cerimonia pubblica: le cinque bare esposte includono anche quattro familiari uccisi nello stesso attacco, tra cui la nipotina di 14 mesi e la moglie del figlio Mojtaba.
I feretri sono avvolti dalla bandiera iraniana, affiancati da grandi ritratti dell’ayatollah e da simboli religiosi e politici come bandiere nere (lutto) e rosse (martirio e vendetta). Non manca il turbante dell’ayatollah posto sulla bara. In questa cornice si alternano falchi e moderati del sistema politico iraniano, mentre il presidente Masoud Pezeshkian chiede “un’immagine indelebile di unità nazionale e fedeltà agli alti ideali del sistema islamico”.
Il programma prevede una processione di sette giorni tra Iran e Iraq, con tappe a Teheran, Qom, Najaf, Kerbala e conclusione a Mashhad il 9 luglio. Secondo le stime, potrebbero partecipare fino a “20 milioni di persone”, mentre la città si prepara con misure straordinarie: uffici chiusi, traffico vietato e spazio aereo bloccato. L’Organizzazione per l’aviazione civile ha infatti annunciato che “lo spazio aereo di Teheran sarà completamente chiuso e non saranno consentiti voli” nel giorno del corteo. Per la sicurezza sono stati mobilitati migliaia di operatori, 2.500 ambulanze, 21 elicotteri e 100 droni.
