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Ucraina intensifica le scorribande contro gli oleodotti russi dopo la nuova strategia di Mosca

Ucraina intensifica le scorribande contro gli oleodotti russi dopo la nuova strategia di Mosca

Zelensky annuncia una risposta mirata alle raffinerie russe, denunciando la nuova dottrina di Putin e illustrando i progressi della controffensiva in Donbas.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kiev intensificherà gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe dopo aver ottenuto documenti che mostrano una nuova strategia di Mosca volta a colpire un ampio spettro di obiettivi civili. La mossa arriva in un momento in cui le forze ucraine stanno avanzando nella controffensiva denominata “Vivaldi” nel Donbas.

Secondo le informazioni raccolte dalle agenzie di intelligence ucraine, il presidente russo Vladimir Putin ha emanato una sorta di “dottrina” che autorizza attacchi su infrastrutture logistiche, strade, scuole e ospedali, con l’obiettivo esplicito di costringere la popolazione a lasciar perdere Kiev e le città circostanti. Zelensky ha sottolineato che tale piano è volto a mostrare forza mentre le truppe russe subiscono crescenti perdite in una zona chiave del fronte.

Attacchi mirati alle raffinerie: Samara, Oryol e il Mar Nero

In una dichiarazione diffusa sui canali social, Zelensky ha confermato che le forze ucraine hanno colpito una impianto di raffinazione nella regione meridionale di Samara durante la notte. Sono stati segnalati anche danni a una struttura di lancio e stoccaggio di droni da guerra nella regione di Oryol e a una nave commerciale nel Mar Nero.

Le autorità ucraine stimano che le incursioni abbiano danneggiato oltre il 45% della capacità di raffinazione russa, provocando razionamenti di carburante in alcune zone.

Il presidente statunitense Donald Trump ha telefonato a Zelensky chiedendo di sospendere le azioni contro le raffinerie, sostenendo che questi attacchi stanno facendo lievitare i prezzi del diesel a livello globale. Nonostante le pressioni, l’Ucraina ha ribadito la necessità di interrompere le entrate finanziarie del regime di Mosca, dichiarando che “gli oleodotti sono una fonte fondamentale di denaro per la guerra”.

Controffensiva in Donbas e sviluppo di armi balistiche

L’operazione “Vivaldi” ha permesso alle truppe ucraine di riconquistare circa 140 km² (circa 54 miglia quadrate) di territorio nella parte orientale del Donbas, una zona che la Russia considera imprescindibile per qualsiasi accordo di pace. Parallelamente, l’Ucraina ha lanciato per la prima volta il missile balistico tattico FP-7 prodotto da Fire Point con una gittata di circa 250 km. Zelensky ha pressato l’azienda per accelerare la produzione del modello successivo, FP-9 che dovrebbe essere operativo entro l’autunno.

Il panorama bellico è stato inoltre complicato dall’avvento dei droni jet-powered di tipo Shahed che risultano più veloci dei tradizionali droni a elica e mettono a dura prova le difese aeree ucraine. Le forze di Kiev affermano di aver neutralizzato circa il 60% di questi nuovi droni, ma le scorte di munizioni da 20 mm per i caccia F-16 e MiG stanno diminuendo. Per colmare il gap, l’Ucraina attende una prima fornitura di missili antiaerei a corto raggio nella seconda metà di ottobre e sta testando cinque nuovi prototipi di droni intercettori, di cui due hanno mostrato un tasso di successo del 30%.

Sostegno europeo e prospettive finanziarie

Durante un incontro a Bruxelles, i rappresentanti ucraini hanno ottenuto un impegno di finanziamento per coprire un buco di 27 miliardi di dollari nel bilancio della difesa di Kyiv. Il piano prevede la riassegnazione di fondi nazionali, assistenza bilaterale e l’utilizzo di crediti derivanti dalla prossima tranche di un prestito UE da 90 miliardi di euro. Inoltre, l’Ucraina ha avviato trattative per nuovi ordini di droni in vista del 2027, garantendo così la continuità operativa delle sue forze aeree.

Nonostante gli sforzi diplomatici – tra cui la proposta di un cessate-il-fuoco energetico mediato dagli Stati Uniti – Putin ha respinto ogni iniziativa di dialogo, sostenendo che la Russia continuerà a colpire obiettivi russi se Kiev non interromperà le proprie azioni. La retorica si è anche spostata verso la minaccia nucleare, con avvertimenti riguardanti l’exclave di Kaliningrad e l’uso di “tutti i tipi di armi”.

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