Una vasta area tra Nepal e Tibet è stata investita dall’alluvione e frane che hanno provocato centinaia di vittime e lasciato un numero ancora elevatissimo di persone senza notizie. Le squadre di emergenza continuano a lavorare nelle zone maggiormente colpite, ma piogge, fiumi in piena e nuovi rischi idrogeologici stanno rendendo particolarmente difficili le operazioni.
Nepal, 469 vittime e oltre 100 persone ancora intrappolate in un tunnel
Il bilancio delle inondazioni improvvise che hanno colpito il Nepal mercoledì mattina è salito a 469 morti, secondo i dati della polizia riportati da Nepal News. Le vittime sono state recuperate in diversi distretti: 12 a Rasuwa, 37 a Nuwakot, 33 a Dhading, 44 a Gorkha, 178 a Chitwan, 28 a Tanahun, 110 a Nawalparasi Bardaghat Purba e 27 a Nawalparasi Bardaghat Paschim.
Particolarmente delicata resta la situazione nel distretto di Rasuwa, dove la piena del fiume Bhotekoshi ha investito l’area dell’Upper Trishuli Hydropower Project. L’esercito nepalese è riuscito a liberare 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel della centrale idroelettrica, mentre proseguono gli sforzi per raggiungere oltre 100 persone ancora bloccate. Complessivamente, nella sola giornata di giovedì i militari hanno portato in salvo 883 persone nelle zone interessate dal disastro.
Le ricerche sono ostacolate dalle condizioni meteorologiche e dall’elevata portata del fiume.
Oltre 1.400 dispersi tra Nepal e Tibet, evacuati centinaia di turisti
La situazione resta critica anche sul fronte dei dispersi, oltre 1.400, tra i quali risultano esserci tre italiani. Nelle prime fasi dell’emergenza, in Nepal risultavano irreperibili 910 persone, comprese 517 turisti stranieri, provenienti tra gli altri da India, Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Malesia, Paesi Bassi, Portogallo, Sudafrica e Corea del Sud. Gli Stati Uniti avevano segnalato 90 cittadini senza notizie, mentre Pechino aveva riferito di 100 cinesi dispersi in Nepal. Il primo ministro nepalese Balendra Shah ha raggiunto le aree devastate, chiedendo assistenza immediata agli sfollati e interventi per liberare le strade interrotte.
In Tibet, nella contea di Gyirong, il bilancio comprende almeno tre vittime, mentre centinaia di persone erano state inizialmente segnalate come disperse. Le autorità hanno successivamente trasferito 555 turisti rimasti bloccati e trovato una sistemazione per 499 persone colpite dalla frana, provenienti da diversi villaggi e da una squadra impegnata nei lavori di costruzione. Quasi 800 soccorritori, insieme a unità cinofile e imbarcazioni, sono stati mobilitati nella regione. Il premier cinese Li Qiang ha raggiunto la zona per seguire gli interventi.
La Cina ha però dovuto sospendere una delle operazioni di soccorso per il pericolo di ulteriori alluvioni: un lago creatosi in seguito all’accumulo di detriti ha iniziato a tracimare verso l’area interessata dalle ricerche. Alle squadre è stato quindi ordinato di attendere nuove indicazioni, mentre gli operatori già arrivati sul posto hanno dovuto arretrare di circa un chilometro.
Secondo l’Istituto geologico degli Stati Uniti, all’origine della catastrofe ci sarebbe il collasso di un ghiacciaio, che avrebbe generato una gigantesca colata di acqua, fango e detriti capace di percorrere quasi 170 chilometri verso sud attraverso il Nepal, in un fenomeno paragonato a uno “tsunami nell’entroterra”. Il riscaldamento globale viene indicato dagli esperti tra i fattori in grado di accrescere il rischio di collassi glaciali e alluvioni improvvise.
