Palazzo Nicola Amore, il gioiello vesuviano rischia la fine COMMENTA  

Palazzo Nicola Amore, il gioiello vesuviano rischia la fine COMMENTA  

Storie di ordinario degrado. A Sant’Anastasia, nel vesuviano, un gioiello dell’architettura settecentesca versa in uno stato di abbandono, alle pendici del Monte Somma. Solai crollati, muri pericolanti, affreschi sbiaditi: palazzo Nicola Amore, residenza estiva del sindaco di Napoli nell’800, sta morendo. Il tempo, ma sorattutto l’incurio di una burocrazia kafkiana, sono i suoi assassini. E la sua dissoluzione, ora, si fa sempre più probabile. “Salviamolo”: questo l’appello dell’architetto Francesco Barbagallo, che, come riporta il sito online ‘Il Mediano’, ieri ha sfogato tutta la sua rabbia. Nel 1998 l’architetto rilevò il palazzo, donato da Nicola Amore al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli circa un secolo prima.
Diatribe e incomprensioni hanno fatto sì che in questi primi dieci anni a Barbagallo mancasse la materia prima: i finanziamenti. “L’ordine dice di non avere abbastanza fondi e di non sapere a chi affidare la gestione del sito”, afferma Barbagallo, puntualizzando che solo un accordo tra Parco Vesuvio, comune anastasiano e Ordine di avvocati, può salvare palazzo Nicola Amore e l’area circostante, un’ampia zona caratterizzata dalla tipica macchia mediterranea. “Basterebbero anche pochi euro per famiglia”, continua l’architetto, che aggiunge un inedito particolare della vicenda: “Nel 2007 Amilcare Troiano, ex presidente del Parco Vesuvio, cominciò a muovere le acque, affermando di aver chiamato un nuovo collaboratore responsabile, che ancora oggi non ha analizzato neppure gli studi sui danni dell’edificio che hoarchiviato nel mio studio”. E intanto, Palazzo Nicola Amore, situato in posizione panoramica, nella parte più alta di Sant’Anastasia, rischia di cadere nell’oblio.

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