Vertice a palazzo Grazioli sul processo breve COMMENTA  

Vertice a palazzo Grazioli sul processo breve COMMENTA  

Il premier, Silvio Berlusconi

Il provvedimento sul processo breve è la condizione indispensabile per proseguire l’azione di governo. Silvio Berlusconi l’ha ripetuto anche oggi in un vertice ristretto a Palazzo Grazioli. Due ore di discussione con il ministro della Giustizia Angelino Alfano e l’onorevole Niccolò Ghedini, ai quali poi si è aggiunto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Si è parlato di come superare le perplessità dei finiani e ottenere l’approvazione definitiva della norma anche alla Camera. Non sono ammessi boicottaggi da parte di “Futuro e Libertà”. Anche se i finiani frenano: i nodi restano, dice Italo Bocchino. Sulla norma arriva anche un nuovo attacco al governo da parte di Famiglia Cristiana. Il processo breve è una “falsa priorità”, scrive il settimanale dei paolini, in un paese che è la “Cenerentola d’Europa”, per gli aiuti alle famiglie.

Secondo quanto trapela dalla maggioranza, il presidente del Consiglio con i suoi più stretti collaboratori starebbe lavorando ad alcune modifiche sui termini della prescrizione, in modo da ridurre il numero dei processi che verrebbero mandati al macero. Una soluzione che, secondo i consiglieri del premier garantirebbe la prescrizione dei processi Mills e Mediatrade e consentirebbe la modifica all’attuale norma transitoria, il punto più criticato dai finiani. Su Futuro e Libertà si registra in queste ore il pressing del Pdl. Comincia Fabrizio Cicchitto. “Dati alla mano, francamente questo mi sembra tutto tranne che un processo breve. Il merito del governo Berlusconi – afferma il presidente dei deputati del Pdl – è anche quello di volere ridimensionare cifre incivili, che tengono vite e imprese appese decenni in attesa della sentenza e che per questo ci hanno fatto condannare dall’Europa”. Gli fa eco Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, che sottolinea la necessità di garantire uno “scudo” alle alte cariche dello Stato: “So che gli amici di Futuro e Libertà condividono questo punto di vista” – dice Quagliariello – “e allora ci devono dire cosa, se non il processo breve, si può fare”.

Un’opera di persuasione che per il momento non sembra andare a buon fine. “Il testo sul processo breve era finito su un binario morto al Senato per le perplessità circa il danno arrecato ad un numero elevato di procedimenti pendenti” – afferma il presidente dei deputati di Fli, Italo Bocchino – Aspettiamo che il governo ci illustri come sciogliere questi nodi”. Mentre un altro esponente finiano, Enzo Raisi si chiede “Come fai a chiedere agli italiani il processo breve penale quando per il civile devi aspettare anche 15 anni?”.

Ancora più duro il nuovo editoriale di Famiglia Cristiana, nelle edicole da domani. L’Italia è la “cenerentola d’Europa per la famiglia” e intanto è “alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto ‘processo breve’”. “Adesso che le elezioni anticipate appaiono scongiurate – si legge nel settimanale dei paolini -, il Governo s’appresta a portare in Parlamento un’agenda di cinque punti su cui chiedere la fiducia. Il piatto forte, naturalmente, è la giustizia. O meglio, il ‘processo breve’ che, per renderlo meno indigesto all’opinione pubblica, si chiamerà ‘processo in tempi ragionevoli’. E che avrà una corsia preferenziale, grazie a risorse e investimenti straordinari. Da reperire, a ogni costo, sia pure in tempi di ristrettezze”. “Ma a settembre – prosegue Famiglia Cristiana -, con la ripresa scolastica, le famiglie avranno altre priorità: lavoro e lotta alla povertà, innanzitutto. Le fabbriche riaprono i cancelli, ma circa cinquecentomila posti sono a rischio”.

Nell’opposizione le critiche più dure arrivano dall’Italia dei Valori. “Il processo breve” è unaassicurazione per l’immunità” del premier Silvio Berlusconi, afferma Antonio Di Pietro. Per l’ex pm già il termine “processo breve” è una “truffa mediatica”, perché il provvedimento “non abbrevia il processo, ma i termini dell’impunità”, ciò che è il fine ultimo per cui il presidente del Consiglio fa politica. Scettico sulla possibilità di una soluzione condivisa il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Se siamo arrivati fin qui credo che la questione sia proprio la norma transitoria”, sostiene il leader dei democratici, “tutto il resto è un tema che può essere discusso su basi di riflessioni organizzativa del sistema giustizia, ma quello è il tema del contendere. Rimuoverlo con Berlusconi sarà sempre più difficile”.

Foto @

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*